Da Sanaa al Cairo, passando per Tunisi, giornaliste, blogger e cyber militanti si attivano. Ritratti veloci di donne impegnate a denunciare ciò che succede nel proprio Paese attraverso la Rete, in concomitanza con l’edizione 2012 di “Euromediterranea”, iniziativa organizzata a Bolzano dalla Fondazione Langer a fine giugno, quest’anno dedicata alle donne della Primavera araba e a tutte le donne che nel mondo lottano per più diritti, dignità e democrazia.
Tawakkul Karman
(nella foto),
prima donna araba co-vincitrice del premio Nobel per la pace 2011, figura di punta del movimento rivoluzionario yemenita, nel 2005 ha fondato l’associazione
Donne giornaliste senza catene, che cerca di promuovere la libertà di espressione. Madre di tre bambini, Tawakkul, 33 anni, è spesso nel mirino dei media ufficiali del suo Paese e riceve regolarmente minacce di morte.
Lamees Dhaif, scrittrice, figura mediatica di spicco, attivista, si propone “di seminare idee”. «Disprezzo la corruzione, l’ingiustizia, la stupidità. Ho pagato il prezzo per le mie opinioni e sono disposta a pagare di più per le mie convinzioni». In questi termini, la giornalista del Barhein si presenta sulla sua pagina di
Twitter, che conta più di 74mila
follower. Questa trentenne, multi premiata, dichiara che le sue armi “sono le ventotto lettere dell’alfabeto arabo”.
Razan Ghazzawi. Con Razan Zaitouneh e Muntaha al-Atrash, Razan fa parte di quelle siriane che giocano un ruolo chiave nel raccontare la rivoluzione e nel denunciare gli abusi delle autorità. Autrice del blog
Razaniyyat, questa giovane trentunenne ha trascorso, nel dicembre 2011, una quindicina di giorni in prigione a causa delle sue prese di posizione. Ma, immediatamente dopo la sua liberazione, ha ripreso a inviare i suoi messaggi.
Israa Abdel Fattah. L’hanno ribattezzata la
Ragazza Facebook. Questa blogger egiziana ha fondato con Amhed Maher il
Movimento della gioventù del 6 aprile, che raduna cyber dissidenti dal 2008. È questo gruppo che ha radunato decine di giovani durante le manifestazioni di piazza Al-Tahrir, che hanno portato alla caduta del presidente Mubarak.
Lina Ben Mhenni. A 28 anni, la creatrice del blog
A Tunisian Girl deve la sua notorietà alla sua cyber militanza. Quando Mohamed Bouazizi si è immolato nel dicembre 2010, Lina Ben Mhenni è sta la prima a fare la cronaca delle manifestazioni e della loro repressione. Riceve minacce di morte ancora oggi. Un anno dopo la rivoluzione, i suoi messaggi si fanno amari: «Non ho mai pensato che ci siamo messi sotto una pioggia di proiettili per reintrodurre la poligamia».