“Dire che gli Stati Uniti abbiano portato l’affermazione dei diritti delle donne in Afghanistan equivale a dire il falso. La situazione è peggiore di sette anni fa. L’invasione degli Stati Uniti e dei Paesi che li sostengono ha gettato l’Afghanistan dalla padella nella brace. Il governo dell’Alleanza del Nord è tanto fondamentalista e violento quanto lo era quello dei talebani. Continuerò la mia battaglia per raccontare la verità a sostegno della mia gente, contro i signori della guerra, anche se so che probabilmente, prima o poi riusciranno ad uccidermi”.
Non usa giri di parole Malalai Joya, la giovane parlamentare afghana allontanata dal assemblea legislativa per aver criticato i potenti manovratori al governo (leggi profilo). In Italia per ritirare la medaglia d’oro conferitale dalla regione Toscana, Malalai continua a denunciare la condizione del suo popolo. Soprattutto delle donne come lei, costrette a portare il burqa per proteggersi.
“Le violenze in Afghanistan cominciano in famiglia. L’87% delle donne del mio Paese lamenta violenze domestiche e sessuali. L’80% dei matrimoni sono forzati. I casi di suicidio tra le donne sono in aumento, 250 quelli certi nel primo semestre del 2007, ma certo i dati reali sono ben peggiori. Il 65% delle 5mila vedove di Kabul pensa al suicidio come unica possibilità si scampare alle sofferenze. Ogni 28 minuti una donna afghana muore di parto e l’aspettativa di vita è di 44 anni. A questo si aggiunge – ha proseguito Malalai – che l’alfabetizzazione femminile in tutto il Paese è tra il 3 e 4%”.