Uno è del 1925, la settimana scorsa ha compiuto 87 anni. L’altro è del 1924, ad aprile ne ha festeggiati 88. A leggere l’articolo che apre oggi le pagine di
Repubblica, sembra quasi di poterli vedere questi due vecchi, simbolo di un’Italia che ha scritto la Storia e, nello stesso tempo, di un Paese che non riesce a trovare nuove figure di riferimento, politici e intellettuali cui affidarsi.
Nell'accomiatarsi, Giorgio Napolitano regala un suo libro (
Doppio diariodell’antifascista Giaime Pintor) a Eugenio Scalfari, un testo ricco di frasi sottolineate. Tra queste, il fondatore di
Repubblica ne sceglie una, sottolineata due volte: «La corsa dei migliori verso la politica è un fenomeno che si produce quando la politica cessa di essere ordinaria amministrazione e impegna tutte le forze d’una società per salvarla da una grave malattia, per rispondere ad un estremo pericolo».
La frase, benché scritta in tempi lontani (Giaime morì nel 1943, a 24 anni), sembra rivolgersi, quasi a mo’ di esortazione imperativa, ai giovani di oggi… soprattutto a quei 365mila ragazze e ragazzi che si trovano senza lavoro. Sembra dir loro: «Non sfuggite la politica, occupatela, impegnatevi, restituite alla politica e ai partiti il valore vero dell’impegno per un cambiamento delle cose che ci riguardi tutti».
Abbiamo bisogno di un’Italia con altri volti, che scelga di imparare dal passato, senza rottamarlo, facendo propri insegnamenti ed errori, lasciandosi affiancare dall’esperienza, facendo tesoro della saggezza di chi ha scritto la nostra Storia. Viviamo un tempo di transizione difficile, la “grave malattia” non è finita, per debellarla serve l’impegno dell’Italia migliore, oggi più di ieri. Perché il futuro ci trovi in piedi, forti dell’onore e dell’onere di aver ridato alla politica il senso della
polis che si è perso.