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| In memoria di Giorgio Alpi |
| La Redazione |
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Si chiamava Giorgio, ma per tanti era semplicemente il papà di Ilaria, l’inviata del Tg3 assassinata, insieme a Miran Hrovatin, il 20 marzo 1994 a Mogadiscio. È a lui che Combonifem dedica la newsletter di oggi, a Giorgio Alpi, un papà che sarebbe rimasto volentieri nell’ombra, e alla signora Luciana, che da domenica combatte la battaglia per la verità senza il suo compagno di vita. Giorgio e Luciana non hanno mai abbandonato la speranza, mai smesso di lottare per sapere il nome di chi ha voluto l’esecuzione di Ilaria e Miran. E, nella loro lotta, sono diventati il simbolo di un impegno civile che ci riguarda tutti e di un Paese che non conosce chi commissiona stragi, chi uccide singoli, diventati pericolosi perché troppo vicini a scoperchiare scomode verità. Giorgio Alpi era convinto che ci fosse un filo rosso che legava le stragi italiane e il duplice assassinio di Mogadiscio, sentiva che il tempo passava, e ripeteva sempre «giustizia e verità sono un diritto per chi è stato colpito e un dovere per chi ha responsabilità pubbliche». Purtroppo chi oggi ha responsabilità pubbliche è troppo preso a star dietro ad altri misteri, più vicini ai propri interessi che a quelli della collettività. E, a sedici anni di distanza, ancora non sappiamo chi fu a commissionare l’assassinio di Ilaria e Miran.
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