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| La Redazione |
| Che Paese siamo diventati? |
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A una bambina si tenta di negare la sepoltura solo perché è musulmana. A ventiquattro piccoli alunni i pasti, perché i genitori non riescono a pagare le rette della mensa. Alla fine, il corpicino della bimba viene tumulato, tra le proteste, rivolto verso la Mecca. Gli alunni ricevono da un benefattore i soldi per poter accedere al refettorio scolastico. In entrambi i casi rimane il malcontento. Ma che Paese siamo diventati?
Dov’è finito quel «patrimonio di dignità» che contraddistingueva non solo il «figlio di un mezzadro» ( l’imprenditore che ha pagato le rette, trovate la lettera in allegato all’intervento di Dario Fo e Franca Rame, sul sito), ma buona parte di quell’Italia che ha conosciuto la miseria del dopoguerra e oggi fa i conti con la crisi e la precarietà dei propri figli?
Ci chiediamo cosa toglie alla libertà di tutti la sepoltura di un corpo secondo riti e tradizioni che non sono quelle cristiane. Come sia possibile scagliarsi contro chi sceglie di ripristinare un’uguaglianza di diritti, pagando per chi non può e denunciando lo scadere di una società. Che senso abbia che alcuni genitori si chiedano, davanti a questo gesto, «Che esempio diamo ai nostri figli, se c’è chi paga le rette dei morosi».
Sembra di assistere a un film surreale, a una società che ragiona al rovescio. Chi non è come noi, di sicuro ci toglierà qualcosa. Un diritto. Un lavoro. Una tradizione. La bambina sepolta secondo tradizione islamica «è un sopruso nei confronti degli abitanti». Le rette pagate «un’ingiustizia nei confronti di chi paga con regolarità». Ma davvero si può pensare che un genitore, se potesse, non risparmierebbe al figlio l’umiliazione di vedersi condannato al “salto del pasto”, perché colpevole di avere una mamma o un papà in difficoltà?
I primi di marzo, in un ospedale della provincia di Milano, una bimba di tredici mesi muore perché ha la tessera sanitaria scaduta e – il padre racconta – non ha avuto le cure necessarie da subito. Il genitore, un giovane nigeriano rimasto senza lavoro, non poteva presentare la busta paga per rinnovare tutti i documenti, tessera sanitaria compresa. La domanda ora la facciamo noi: che Paese siamo? Che cosa può insegnare un’istituzione e una società che non rispetta i bambini e non sa mettersi dalla parte della difesa dell’infanzia?
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