Lunedì, 22 Ottobre 2018 14:50

Cambiare testa per cambiare gambe

La possibilità di muoverci fa parte dei bisogni fondamentali: le gambe le abbiamo per questo.
Ma esse non ci consentono di andare oltre i 6 chilometri all’ora e fin dall’antichità l’essere umano ha cercato soluzioni per andare più veloce e coprire distanze fuori dalla sua portata naturale. Per millenni la soluzione è stata il cavallo, almeno sulla terraferma. Poi, con il progredire della tecnologia, siamo passati ai mezzi a motore, che hanno aumentato a dismisura la nostra libertà di movimento.

In media in Italia ogni persona percorre 35 chilometri al giorno per un totale di 12.500 all’anno; negli Usa, addirittura 45 chilometri al giorno, per un totale di 16.000 all’anno.

Automobile: locomozione e altro
Il ventaglio dei mezzi a motore a nostra disposizione è molto ampio, ma l’auto fa senz’altro la parte del leone. Non a caso, due delle prime dieci multinazionali sono case automobilistiche: Toyota, che si colloca al 5° posto della graduatoria mondiale con 255 miliardi di dollari di fatturato, e Volkswagen, che si colloca al 6° posto con 240 miliardi di incasso. Le imprese automobilistiche sono ai primi posti anche per pubblicità, e le strategie di seduzione sono così potenti che molte famiglie arrivano a indebitarsi pur di possedere ciò che ormai non è più visto solo come mezzo di locomozione ma di affermazione sociale.
Se nel 1970 le auto in circolazione nel mondo erano 250 milioni, oggi hanno oltrepassato il miliardo e nel 2050 saranno due miliardi e mezzo, il doppio di oggi. Con 62 auto ogni 100 abitanti, l’Italia si colloca ai primi posti per concentrazione, con effetti evidenti: la velocità media nei maggiori centri urbani è di 15 km/h e scende a 7-8 km/h nelle ore di punta, una velocità simile a quella di quando si viaggiava su carrozze trainate dai cavalli.

Il troppo stroppia
Ivan Illich la chiama «controproduttività»: oltre una certa soglia i beni non sono più in grado di raggiungere il fine per cui sono stati creati, bensì diventano ostacoli al loro raggiungimento: «… la medicina produce impotenza e malattia, l’istruzione diventa il massimo generatore di una divisione menomante del lavoro; i sistemi di trasporto veloce trasformano gli abitanti delle città in passeggeri per circa un sesto delle loro ore di veglia, e per un altro sesto in forzati che lavorano per pagare Agnelli, la Esso e la società delle autostrade».
Le auto sono comode, ma diventano fonte di problemi quando sono troppe. Quello ambientale è uno dei più preoccupanti. Monossido di carbonio, anidride carbonica, ossidi di azoto, zolfo e altri prodotti derivanti dall’ossidazione di impurità contenute nel combustibile sono i principali inquinanti che escono dai tubi di scappamento. Il piombo e polveri sottili con diametro inferiore a 10 milionesimi di metro aggrediscono i polmoni. Uno studio dell’Organizzazione mondiale della sanità stima che nei maggiori centri italiani oltre ottomila persone muoiono ogni anno a causa delle polveri sottili. Il traffico urbano ne produce più di un quarto, oltre a generare metà degli ossidi di azoto, del monossido di carbonio e del benzene che avvelenano l’aria delle città.

Auto elettrica?
Per impedire alla temperatura terrestre di superare i due gradi centigradi, le emissioni da trasporti andrebbero ridotte del 20% entro il 2025. Per riuscirci, una delle soluzioni proposte è l’auto elettrica, che però rischia di creare problemi di suolo, energia e minerali.
Il suolo, perché la ricarica delle batterie richiede tempo, e i luoghi di rifornimento dovrebbero ampliarsi a dismisura per ospitare auto in sosta per tempi prolungati.
L’energia, perché le batterie assorbono energia elettrica e se non passiamo definitamente dalle centrali termoelettriche alle rinnovabili, corriamo il rischio di cambiare tutto affinché nulla cambi, producendo anidride carbonica in maniera indiretta.
I minerali, perché le batterie sono composte da minerali piuttosto rari come il litio e il cobalto. A parte i problemi sociali legati al cobalto, che per il 60% è prodotto nella Repubblica democratica del Congo in condizioni politiche, sociali e lavorative inaccettabili, rimane il fatto che esso pone anche seri problemi di approvvigionamento. Secondo l’Istituto McKinsey, se si mantiene il ritmo di crescita di auto elettriche oggi previsto, già dal 2022 potrebbero esserci problemi di disponibilità di questo minerale.

Rallentare…
Tutto questo per dire che va bene lavorare sulla tecnologia per trovare formule meno inquinanti e più efficienti, ma nel contempo bisogna lavorare anche sugli stili di vita per ripensare il nostro rapporto con la mobilità che in un’ottica di sostenibilità dovrebbe ispirarsi a tre principi: lentezza, coerenza, condivisione.

Continua...

Last modified on Lunedì, 22 Ottobre 2018 14:59

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