Impressioni dal convegno - Bridget Nichols Bridget Nichols Yale University
Venerdì, 26 Maggio 2017 14:32

Impressioni dal convegno - Bridget Nichols

Bridget Nichols, anglicana, è stata cappellana laica del vescovo di Ely, in Gran Bretagna, e ha partecipato alla tavola rotonda che ha concluso il convegno "La Bibbia e le donne: 500 anni di cambiamenti"

Come è nata la sua passione per la teologia?
Il mio interesse per la teologia è maturato quando frequentavo corsi di letteratura inglese per la mia laurea all’Università di Città del Capo, in Sudafrica. Fu allora che mi resi conto di quanto la teologia permeasse la letteratura. Dopo la laurea, ho frequentato corsi di teologia e letteratura a Durham, in Inghilterra, dove il mio interesse per la teologia è ulteriormente cresciuto studiando la liturgia anglicana.

Perché ha scelto di interessarsi di liturgia e di ecumenismo?
Approfondendo la liturgia, ho compreso quanto le tradizioni cristiane abbiano in comune. Stiamo ancora discutendo sulle nostre differenze, ma ci stiamo sempre più riconoscendo gli uni gli altri nelle nostre pratiche di culto. Ciò costituisce un meraviglioso fondamento per altre discussioni.

Questo convegno ha raccolto persone di diverse confessioni, studiose e studiosi di varie discipline e provenienti da molti Paesi. Quali le sue impressioni sull’evento?
Il convegno mi ha rivelato l’ampiezza della ricerca sviluppata, in particolare dalle teologhe italiane. Ho apprezzato anche relatrici e relatori di lingua inglese. Le relazioni hanno brillato per rigore scientifico, e la mole di materiale di alcune non poteva certo essere condensata nei quaranta minuti di tempo assegnato.

In Inghilterra lei è stata per alcuni anni lay chaplain del vescovo di Ely, nella provincia di Canterbury. Può raccontarci brevemente di cosa si occupava?
Ho terminato il mio servizio all’inizio del febbraio scorso. Le mie responsabilità erano: verificare tutte le occasioni in cui il vescovo era coinvolto in celebrazioni liturgiche; preparare le note per i suoi sermoni e discorsi in pubblico, scrivendo talvolta i sermoni per intero; accompagnare il vescovo nel servizio liturgico in cattedrale e nelle varie chiese per la confermazione; comunicare con il clero della diocesi; curare l’agenda e redigere i verbali degli incontri con il personale diocesano; curare la corrispondenza privata e confidenziale; fare da collegamento con la cattedrale e le parrocchie per questioni che coinvolgevano il vescovo; accompagnare i candidati che stavano esplorando la propria vocazione.

In Italia, i percorsi formativi in teologia sono formalmente accessibili alle donne e ai laici, ma le possibilità di trovare un impiego in questo settore sono scarse. Può dirci qualcosa su quanto avviene nella Chiesa d’Inghilterra?
Nella Chiesa anglicana è difficile per i laici assumere cattedre nei seminari o negli istituti teologici, ma in molte università sono persone laiche a insegnare teologia.

Quale ritiene siano le maggiori sfide di oggi per le donne che si dedicano alla teologia?
Per donne assorbite dalle responsabilità familiari, in particolare quelle di allevare figli e figlie, le sfide sono significative. Circa la materia, non è facile che il modo peculiare di vedere le cose, come donne, sia preso seriamente dalla teologia. Non mi sembra che la “teologia femminista” trovi molto spazio nei dipartimenti di teologia. Forse il contributo delle donne è più valorizzato nella filosofia…

Last modified on Venerdì, 26 Maggio 2017 14:41

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