Lunedì, 27 Novembre 2017 13:30

La coscienza del limite

L’idea di un limite, soprattutto l’idea di un limite fisico alle attività umane, rimane una specie di eresia nell’ambito del discorso economico. Anche il discorso politico sembra essere del tutto subordinato all’ortodossia di una crescita senza troppi aggettivi, senza troppi distinguo.

Negli ultimi anni lo studio dei limiti ha acquistato nuova rilevanza, grazie ai progressi nell’analisi dei dati e alla capacità di evidenziare le relazioni tra fenomeni ambientali, economici e sociali. Questa crescente consapevolezza è un regalo delle crisi in corso? E cosa c’entrano le ciambelle con lo spazio entro cui le nostre attività devono collocarsi?

Tra confini planetari e confini sociali
Il concetto di “confini planetari”, introdotto nel 2009 da un gruppo di eminenti scienziati riuniti da Johan Rockström dello Stockholm Resilience Centre, individua un set di nove processi interconnessi del sistema Terra essenziali per mantenere il pianeta in quello stato relativamente stabile che identifica il periodo geologico dell’Olocene. Uno stato dimostratosi negli ultimi 10.000 anni estremamente vantaggioso per l’umanità. Se sollecitati da pressioni eccessive originate dall’attività umana, tali processi potrebbero oltrepassare queste soglie biofisiche – alcuni su scala globale, altri su scala regionale – per produrre cambiamenti repentini, e a volte irreversibili, che metterebbero pericolosamente a repentaglio la base di risorse naturali da cui dipende il benessere dell’umanità.

Uno spazio sicuro
L’equipe di Rockström ha definito la zona circoscritta all’interno dei nove confini come «uno spazio operativo sicuro per l’umanità». Secondo le prime stime, almeno tre dei nove confini sono già stati oltrepassati – cambiamenti climatici, ciclo dell’azoto e perdita di biodiversità – e le pressioni sulle risorse si stanno rapidamente avvicinando ai limiti globali previsti anche per altri confini.

Mentre l’economia convenzionale tratta il degrado ambientale come una “esternalità” che ricade in gran parte fuori dell’economia monetizzata, gli scienziati hanno letteralmente sovvertito tale approccio proponendo un insieme di limiti dell’uso di risorse entro cui l’economia globale dovrebbe operare, se si vuole evitare di toccare i punti di non ritorno del sistema Terra. Questi confini non sono descritti in termini monetari ma con parametri naturali, fondamentali a garantire che il pianeta mantenga uno stato simile a quello dell’Olocene.

Una nuova prospettiva
Eppure c’è ancora un aspetto importante che manca nel quadro generale: il benessere umano dipende tanto dal mantenimento dell’uso complessivo delle risorse al di sotto di soglie critiche naturali, quanto dal bisogno degli individui di risorse necessarie a condurre una vita dignitosa e ricca di opportunità.

Tra i diritti umani di base e il tetto ambientale dei confini planetari si può quindi individuare una fascia a forma di ciambella, sicura per l’ambiente e socialmente giusta per l’umanità.
Una combinazione di confini sociali e planetari crea una nuova prospettiva di sviluppo sostenibile.

Questo spazio definisce una zona in cui sia i diritti umani di base sia la sostenibilità ambientale sono rispettati, riconoscendo anche l’esistenza di complesse interazioni dinamiche tra i diversi confini e al loro interno.

Dinamiche tra confini
Quantificare i confini sociali combinandoli con quelli planetari rende evidente una situazione fuori dalla norma. Milioni di individui vivono ancora nella più abietta privazione, ben al di sotto della soglia socialmente accettabile, mentre l’umanità nel suo complesso ha già superato molti dei confini planetari. Questo è un chiaro indicatore di quanto finora sia stato profondamente iniquo e insostenibile l’andamento dello sviluppo globale.

Sarà cruciale fare un uso più equo ed efficiente delle risorse, tra i singoli Paesi e al loro interno, e trasformare gli stili di vita che richiedono un intenso impiego di risorse.

Continua...

Last modified on Mercoledì, 29 Novembre 2017 20:04

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