Sabato, 11 Novembre 2017 15:39

Sfumature rosa in parlamento

Sarà che le donne hanno imparato a chiedere ciò che loro spetta… e sarà che non hanno ancora imparato a pretenderlo. Altrimenti come sarebbe possibile spiegare la presenza, ancora esigua, di rappresentanti donna nei parlamenti dell’Europa e del Mondo?

Ad oggi, le leggi di molti Paesi riservano percentuali consistenti, anche se non ancora eque, di seggi alle donne. Tuttavia, in alcuni casi, non sono vincolanti: chi non le rispetta non viene quasi mai sanzionato e spesso sono i singoli partiti ad introdurle volontariamente.

Stando alla classifica dell’Unione Interparlamentare (Ipu), che ha stilato delle percentuali di donne elette in parlamento nell'Ue e in alcuni Paesi rappresentativi. Quelli con maggiore presenza femminile sono Ruanda e Bolivia, per fare posto poi a Islanda, Svezia e Norvegia… e giù fino a Ungheria e Kuwait.

I paesi scandinavi
In parlamento, come in molti altri ambiti, la Svezia rappresenta un modello di parità tra i sessi, dove la quota rosa raggiunge il 46 per cento e la vicina Finlandia è stata uno dei primi paesi in cui le donne potevano candidarsi. Oggi detengono il 42 per cento dei seggi. Ma le numerose leggi a difesa delle donne sono causa o effetto dei numeri parlamentari?

Le quote rosa possono anche essere dannose per la realizzazione dei diritti femminili anziché imporli o favorirli. Perché in alcuni rami accademici per professioni di grande impegno, in cui le donne qualificate sono più numerose degli uomini, a cominciare da Medicina e Psicologia, imporre una parità numerica 50 e 50 di fatto discrimina le donne brave e decise ma respinte perché in eccesso di numero rispetto alla parità assoluta o quasi richiesta dalla legge.

Il caso Ruanda
Singolare il caso del Ruanda, paese con la più alta quota rosa e l’unico stato, oltre alla Bolivia, a contare più parlamentari donne che uomini. Tale situazione è diretta conseguenza di recenti vicende storiche: durante il genocidio del 1994 furono assassinati diversi leader politici e, in generale, diminuì il numero di uomini nella società. Ciò da un lato obbligò, dall’altro legittimò la presenza delle donne in parlamento.

Con il tempo, il 30 per cento previsto si è trasformato nell’attuale 64% e il Ruanda è diventato un primato, in Africa e nel mondo. Anche se molti esperti hanno obiettato che la presenza di donne parlamento difficilmente porti a un miglioramento delle condizioni della donna a tutti i livelli della società, per altro dittatoriale.

«È davvero raro che si mobilitino intorno a temi cari alle donne» scrive Jennie Burnet, Professore Associato e Direttore Associato dell’Istituto di Studi Globali dell’Università della Georgia ed esperta di relazioni di genere in Ruanda. «In alcuni casi, hanno addirittura votato in favore di legislazioni che ne diminuivano la protezione o che andavano contro i loro interessi».

Last modified on Sabato, 11 Novembre 2017 15:51

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