Lunedì, 08 Ottobre 2018 19:17

Reti migranti

Vi sono diversi meccanismi che si sono susseguiti nel tempo per spiegare le migrazioni.
Le reti migratorie, nello specifico, sono divenute piuttosto importanti nello spiegare le modalità con cui migrano le persone, ad esempio per capire perché una persona migra proprio verso una determinata città o Stato, o come riesca a trovare un determinato lavoro o sistemazione nel giro di breve tempo dall’arrivo nel Paese di accoglienza.

Reti sociali
Per comprendere cosa siano le reti migratorie bisogna ragionare su cosa si intenda per rete sociale – concetto che va tenuto distinto dai ben più noti social network o social media, intesi come servizi online per la connessione tra le persone.
Le reti sociali sono gruppi di persone collegate tra loro da relazioni di diversa natura: lavorative, familiari, amicali, di vicinato, sportive, associative, di mera conoscenza... Questi legami possono veicolare fiducia, sostegno reciproco, potere e così via. Lo studio di queste reti in sociologia avviene da decenni attraverso la social network analysis, che si serve anche della rappresentazione grafica delle relazioni e ha contribuito a comprendere numerosi fenomeni sociali.
Un classico degli studi sulle reti sociali è l’articolo La forza dei legami deboli di Mark Granovetter, pubblicato negli anni Settanta. Studiando come le persone trovassero lavoro tramite conoscenze personali, dimostrò che era ben più probabile riuscire a trovarlo attraverso i “legami deboli”, cioè attraverso persone che si conoscono poco, piuttosto che attraverso i legami forti, rappresentati dalla famiglia e dalla cerchia più intima di amici. Ciò avviene perché le persone al di fuori della cerchia più stretta sono in contatto con cerchie ben diverse da quelle del soggetto e questo aumenta le probabilità che essi facciano da tramite con realtà diverse, aprendo nuove opportunità: per questo motivo sono una risorsa importante per il soggetto.

Reti migratorie
Le reti sociali costituiscono un’importante risorsa anche per chi si sposta: le reti migratorie comprendono relazioni tra persone immigrate, persone che immigreranno e persone che invece rimarranno, o sono tornate, nel contesto di origine.
Queste reti contribuiscono alla costruzione dell’immaginario rispetto a ciò che comporta la migrazione in sé e rispetto al luogo di destinazione. Forniscono informazioni prima della partenza e facilitano la decisione su dove migrare.
Nelle prime fasi dall’arrivo, esse consentono di avere dei punti di riferimento, persone che parlano la propria lingua e che provengono da un contesto culturale simile; forniscono potenzialmente un primo alloggio, permettono di avere dei contatti per la ricerca di lavoro e avere gli strumenti per la soluzioni di problemi quotidiani, quali disbrigo di pratiche o accesso ai servizi.

Anche nei momenti di difficoltà le reti migratorie evidenziano il loro potenziale, favorendo processi di mutuo aiuto lungo tutto il percorso.
Tali reti, come quelle sociali, non sono statiche: evolvono nel corso del tempo, anche in seguito al movimento migratorio vero e proprio.
Sono una risorsa, ma anche un vincolo rispetto al modo di relazionarsi nel contesto ricevente: svolgono funzioni di controllo sociale e, essendo una delle principali fonti di informazioni su nuove opportunità di lavoro, orientano verso determinati settori occupazionali.
Le reti migratorie possono poi svelare tratti inquietanti, come il reclutamento di manodopera destinata a percorsi di sfruttamento, alla tratta o al traffico di esseri umani.

Occhio alle donne
Solo di recente, per far emergere l’esistenza di reti migranti prevalentemente femminili, sono state studiate separatamente le modalità in cui migrano donne e uomini.
Come spiega bene Martina Cvajner nel suo recente libro Sociologia delle migrazioni femminili, la narrativa dominante fino agli anni Settanta infatti dava per scontato che a partire fossero gli uomini. Le donne, se migravano, lo facevano a seguito di un uomo (padre, marito, fratello) e in modo piuttosto passivo. Solo dagli anni Ottanta questo modello ha iniziato ad essere messo in discussione guardando le migrazioni attraverso una prospettiva di genere.
Quello dell’uomo come primo migrante che viene successivamente seguito da moglie e figli è un modello ancora vigente e anche abbastanza diffuso, ma non è in grado di spiegare tutte le forme di mobilità.
Non sono rare le reti migratorie prettamente femminili, basate su legami di solidarietà tra donne in cui gli uomini hanno ruoli marginali e sono più spesso ricongiunti alle mogli, rovesciando il paradigma precedente. Ciò può ridefinire le relazioni di genere in senso maggiormente egualitario. Il costo di questo tipo di migrazione può essere comunque molto alto per le donne, soprattutto nei casi di maternità transnazionale, cioè nei casi in cui le donne lasciano i figli nei Paesi di origine ma cercano di rimanere presenti nella loro vita.

Esperienze pioniere
Un aspetto importante per comprendere l’esperienza migratoria di una donna inserita in una rete è il suo ruolo nella stessa: il primo elemento della rete migratoria femminile è costituito dalle pioniere o “primo migranti”, cioè coloro che in autonomia, senza contatti precedenti, emigrano in uno specifico luogo.

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Last modified on Lunedì, 08 Ottobre 2018 19:54

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