Mercoledì, 12 Dicembre 2018 11:59

Il regalo più bello

Un viaggio pensato a lungo e desiderato nel profondo del cuore... 
E gli strascichi che ha lasciato non hanno certo deluso le aspettative... anzi! Mi chiamo Laura, ho 33 anni e vengo da un paesino della Carnia, una zona montuosa a Nordest dell’Italia, in Friuli Venezia Giulia. Nella vita sono assistente alla poltrona in uno studio dentistico e come passatempo alleno un gruppo di ragazze che giocano a pallavolo.

Passaggio fra generazioni
La mia passione per l’Africa nasce da un forte legame con mio nonno, che da piccola mi raccontava della sua Africa, terra da lui conosciuta solo attraverso i libri e i racconti di un suo caro amico.
Per realizzare il suo sogno, ecco il mio primo viaggio in Madagascar. Un viaggio di piacere che ha dato il via a quello che si prospetta in qualche modo il mio futuro, almeno per quel che riguarda i viaggi e la solidarietà.
Da allora sono passati tre anni, e nella mia mente continuavano a scorrere nitide le immagini di quelle terre e di quella popolazione: il mio pensiero fisso era tornare in Africa, ma questa volta per aiutare chi si trova in difficoltà, chi sorride per aver ricevuto uno sguardo, chi ti riempie il cuore perché gli dedichi il tuo tempo, senza regali materiali o promesse fuori dal comune.
Mi sono guardata attorno e ho cercato un’associazione che mi appoggiasse in questo.

Un tempo di preparazione
Mia cognata, sentendo i miei desideri, mi ha messa in contatto con suor Carmela Coter. Con lei, fra Padova e Verona, ho iniziato incontri informativi e formativi, proseguiti per circa due anni.
La tanto attesa partenza è stata rinviata per vari motivi: la mia destinazione non era l’Uganda, ma il destino mi ha portata lì.
Risolti gli inghippi burocratici, finalmente il 25 dicembre sono partita. Come compagna di viaggio, Elena. Al nostro arrivo a Gulu, al St. Jude – una casa di accoglienza per bambini in difficoltà –, il 27 dicembre, abbiamo subito conosciuto fratel Elio Croce. Nel mio cuore paura, ma tanta emozione.

Il linguaggio del cuore
Ho iniziato a farmi conoscere pian pianino, per timore di essere invadente. In realtà le mamme, e soprattutto i bambini e le bambine, mi hanno fatto subito sentire una di loro, seppur con un colore di pelle differente e una lingua che non è la loro. Il linguaggio del cuore non ha ostacoli, e a St. Jude ho scoperto che questo è fin troppo vero.
Il paradosso è stato quando una mamma, per ringraziarmi di aver aiutato lei e il suo piccolo, mi ha preparato e offerto del cibo, quando a malapena arriva a soddisfare il fabbisogno della sua famiglia.

Un raccolto di fiducia…
Per tutto quello che proponevo, dallo sport alla musica ai giochi, ottenevo attenzione e sorrisi che mi incoraggiavano ad aprirmi sempre di più e a mettermi sempre più in gioco: ho raccolto un crescendo di fiducia.
Quando ho respirato familiarità, ho proposto anche una visita odontoiatrica a bambini, bambine e mamme presenti al St. Jude. Così anche la mia esperienza e competenza lavorativa è stata ben valorizzata, e ho potuto indirizzare a controlli più accurati chi ne aveva bisogno.
Le giornate trascorrevano anche troppo in fretta e io mi affezionavo sempre di più a quegli occhi dolci e a quei cuori che chiedevano affetto. Mi limitavo a far passeggiare chi era disabile, e ne ricevevo un sorriso di immensa felicità per un’attenzione così piccola, che in Italia sarebbe stata considerata ben poco.

… e un saluto speciale
Un ricordo che porterò sempre nel cuore riguarda la piccola Laura. Era un tardo pomeriggio e io ero rientrata dal mercato; mamma Grace si avvicina e mi chiede di accompagnare Laura in ospedale. Entro a casa sua e la piccola mi stringe in un forte abbraccio, quasi per chiedermi aiuto. Saliamo in auto e raggiungiamo l’ospedale. Dopo un bel po’ di tempo, la piccola Laura viene visitata e decidono di trattenerla per tre notti. Il suo rientro al St. Jude coincide proprio con i miei saluti. La vigilia della partenza Laura è tornata e mi ha abbracciata di nuovo con tanto amore, questa volta per ringraziarmi.

Ho dato tanto a queste famiglie e loro hanno dato ancor di più a me: mi hanno aiutato a riflettere sui bisogni reali e sulle banalità materiali della nostra esistenza. Viaggiare nel periodo natalizio può suscitare un po’ di perplessità: Natale è bello in famiglia!
Beh, credetemi: io la mia famiglia, anche se non è quella di origine, l’ho trovata in quelle terre desolate, in quegli sguardi calorosi, in quei sorrisi gioiosi, in quelle manine dolci... Il mio più bel regalo sotto l’albero.

Last modified on Mercoledì, 12 Dicembre 2018 13:02

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