Diffondere pace in mezzo alla guerra Mary Ajith, laureata in giornalismo alla Daystar University di Nairobi, dal 2010 ha lavorato nei media del Sud Sudan e dal 31 gennaio 2017 coordina Crn.
Giovedì, 11 Gennaio 2018 15:19

Diffondere pace in mezzo alla guerra

2014-2017/ La forza di r-esistere.
Durante un conflitto, quando mezzi e vie di comunicazione, come telefono e strade, diventano inaccessibili, la radio è essenziale per collegare le persone. Dal 15 dicembre 2013, con lo scoppio di una nuova guerra civile, Crn rimane uno dei pochi media indipendenti in Sud Sudan.

Con le sue notizie regolari, quanto più imparziali possibile, Crn cerca di far capire cosa succede nel Paese e contrastare una propaganda velenosa. A differenza di altri mezzi, ha il grande vantaggio di trasmettere dal territorio, nelle lingue parlate dalla gente e di favorirne una reale partecipazione.

Fra continuità e cambiamento
Dalla fine del 2013 la programmazione ha subito molti cambiamenti, sebbene la promozione delle comunità resti al centro. Priorità è data a programmi che possano favorire il processo di pace, attraverso educazione civica e momenti di scambio e confronto tra gruppi diversi. Ampio spazio è anche dedicato a informazioni di utilità pratica soprattutto per gli sfollati, come l’accesso ai servizi sanitari o la prevenzione di epidemie come il colera.

Purtroppo il tratto etnico conferito al conflitto ha indotto alcune delle stazioni a limitare la programmazione nelle lingue locali, punto di forza del network per raggiungere quella fascia di popolazione che non parla inglese o arabo.

Vittima fra le vittime
Se Crn sta dando un contributo al Paese in questo momento critico, indubbiamente il conflitto ne ha anche ostacolato il lavoro. L’insicurezza ha spinto parte della popolazione del Sud Sudan a cercare rifugio in altre zone, e tra gli sfollati ci sono suoi giornalisti che hanno dovuto lasciare il lavoro.

Aggressioni violente hanno causato la chiusura, in alcuni casi temporanea in altri a tempo indeterminato, di un paio di stazioni radiofoniche. Le diocesi si sono trovate davanti alla difficile scelta tra continuare a trasmettere, rischiando di venire manipolate come strumenti di incitamento alla violenza, o sospendere il lavoro.

A Wau, per esempio, le trasmissioni sono state sospese durante uno dei periodi di maggior tensione per evitare che la radio fosse usata come strumento di propaganda. Collocata nello stesso spazio che ha accolto improvvisamente migliaia di sfollati, avrebbe anche potuto subire attacchi per i suoi notiziari imparziali, mettendo a rischio la sicurezza degli sfollati stessi. Anche l’emittente di Torit è stata chiusa preventivamente per un paio di giorni nel periodo di più alta tensione in città.

Con coraggio
Nonostante le difficoltà, Crn resiste e ha raccolto anche molte soddisfazioni. Le stazioni sono diventate un punto di riferimento per le comunità locali e sono considerate una fonte affidabile di informazioni anche a livello internazionale. Il personale è cresciuto in termini di qualità del lavoro e di dedizione alle rispettive comunità.

Nel 2016, suoi giornalisti hanno ricevuto un riconoscimento per aver investigato e divulgato casi di corruzione correlati al programma “Girls Education in South Sudan” (Gess). Una reporter, Maura Ajak, ha ricevuto un certificato per notizie sui diritti umani e un’altra, Kade Samson, ha ottenuto un riconoscimento dall’ambasciata Usa in occasione della Giornata mondiale della radio.

Continua...

Last modified on Venerdì, 12 Gennaio 2018 16:54

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