Lunedì, 14 Maggio 2018 11:05

Messico delle contraddizioni

«Sono originaria del Messico. Da bambina trascorrevo l’estate con dei parenti che vivevano 
nel Tamaulipas, uno Stato messicano confinante con gli Usa. Ricordo il volto dei giovani che conoscevo un’estate, e quella successiva non c’erano più: 
vite emigrate de la otra parte, ovvero negli Usa. Vi racconto gli incontri che hanno dato 
una svolta alla mia vita»

Del Tamaulipas ricordo la nostalgia delle persone rimaste, l’incertezza di non sapere dove fossero i loro cari. Il tutto mescolato alla speranza di un futuro “dall’altra parte”, pieno di opportunità. Poi ho studiato Legge e, ispirata da quelle estati, ho scelto di lavorare in un organismo governativo che si occupava di diritti umani: desideravo fare qualcosa per chi varcava il confine.

Il primo incontro
Sentivo il bisogno di conoscere le persone più dei rapporti e delle statistiche che analizzavo in ufficio. Così ho trascorso un breve periodo negli Usa, come volontaria in un’organizzazione di Memphis, la città dell’Alabama in cui il campione dei diritti civili, Martin Luther King, ha perso la vita.

Quella è stata la prima volta che ho incontrato los que migraban dal Messico: ho potuto ascoltare le loro speranze, le loro paure, le loro storie di segregazione. Ho raccolto la nostalgia per la terra e le abitudini che avevano lasciato; le difficoltà economiche, linguistiche e culturali. Evitavano di raccontare alla famiglia, nel Paese di origine, le loro difficoltà e sofferenze, perché sarebbero state interpretate come un fallimento. E gli sforzi emotivi ed economici erano stati troppi per tollerare anche il solo pensiero di un fallimento. Così, nell’inconscio collettivo delle comunità messicane, continuava ad essere nutrita l’idea di una vita di successo e comodità raggiunta de la otra parte.

La loro fatica nel “diventare parte di” era pesante; la discriminazione sofferta era quotidiana, non solo da parte della comunità autoctona, ma anche da parte dei migranti arrivati prima di loro. Spesso erano proprio questi a contrastare più duramente la loro presenza. A Memphis, intolleranza e segregazione non si potevano ignorare; minoranze marginalizzate contro altre minoranze, pure emarginate; quelle di origine latinoamericana contro gli afrodiscendenti e viceversa. Gli sforzi per superare queste fratture sociali compiuti dai gruppi della comunità sono stati comunque encomiabili.

Un’altra scoperta
Tornata in ​​Messico, ero piena di entusiasmo per difendere legalmente questo popolo di sofferenti, spiegare che, oltre alle difficoltà del viaggio, una volta attraversato il confine c’erano ulteriori sfide. Invece ho scoperto un’altra realtà: quella di migliaia di migranti, per lo più provenienti dall’America Centrale (Honduras ed El Salvador), che tentavano di attraversare il Messico su un treno merci, chiamato “la Bestia”.

Ancora una volta la meta erano… gli Usa.

Continua...

Last modified on Sabato, 19 Maggio 2018 14:38

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