Francesco, il Sud Sudan e le donne

È stata presentata ieri, in sala stampa vaticana, un’iniziativa di papa Francesco, snobbata da molti media ma per noi degna di attenzione.

Se la mancanza di sicurezza gli ha imposto di rinviare la visita in Sud Sudan, che sperava di compiere il prossimo ottobre insieme al primate anglicano Justin Welby, la sua sensibilità lo ha indotto comunque a “farsi prossimo” della popolazione. A non abbandonarla.

Con creatività, ha deciso di offrire sostegno a chi allevia la sofferenza della gente, ne sostiene la vita e mantiene le porte spalancate al futuro.

L’iniziativa “Il Papa per il Sud Sudan” incoraggia «l’opera delle diverse congregazioni religiose e organismi di aiuto internazionale che sono presenti sul territorio e che si prodigano instancabilmente a soccorrere la popolazione e a promuovere il processo di sviluppo e di pace», come precisato dal Card. Peter Turkson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

I destinatari sono Caritas internationalis, con un progetto agricolo nella diocesi di Yei, il college di Solidarity with South Sudan, che a Yambio forma insegnanti per tutto il Paese, e gli ospedali di Nzara e Wau, avviati e gestiti dalle Suore missionarie comboniane,rappresentate per l'occasione da suor Laura Gemignani, amministratrice dell’ospedale di Nzara.

Un plauso di gratitudine all’iniziativa di Francesco, che non dimentica un popolo sofferente ignorato dai principali notiziari italiani, e anche alle donne, che hanno avviato ben due dei progetti che il Papa incoraggia.

Un po’ di perplessità, invece, sul linguaggio “al maschile” preferito da alcuni media.

Per esempio, Radio Vaticana, forse per svista, riporta: « Gli ospedali di Wau e di Nzara gestiti dai comboniani, avranno il sostegno economico del Papa». È colpa del linguaggio “maschile neutro”, purtroppo ancora molto diffuso, che appiattisce il femminile sul maschile e toglie identità alle donne?

Sebbene ogni grosso progetto sia sempre frutto di ampia collaborazione, a Nzara i comboniani non sono presenti da decenni e l’ospedale, iniziato nel 1983 come piccolo presidio sanitario, è frutto della dedizione instancabile di numerose missionarie comboniane. Perché non riconoscerlo?

La Famiglia Comboniana ha tante anime che amano collaborare, ma ognuna ha la sua identità preziosa e distinta, e opera in autonomia.

Il progetto Solidarity with South Sudan è frutto della collaborazione di molteplici congregazioni religiose, femminili e maschili, ma ha preso avvio anzitutto dalla visione delle suore della Uisg. In sala stampa, a rappresentare Solidarity, c’era suor Yudith Pereira-Rico: perché indicarla come “direttore esecutivo”, anziché "direttrice esecutiva"?

Grazie, Francesco, per non dimenticare il Sud Sudan!

E a tutti e tutte un invito: diamoci vicendevolmente la mano per non appiattire il femminile sul maschile...

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25 aprile 2014. Arena di Pace a Verona. 13mila persone, uomini e donne di tutte le età alla manifestazione Arena di pace e disarmo.

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