Martedì, 02 Giugno 2020 14:23

Le ventuno Madri della Costituzione

La vittoria della Repubblica del referendum del 2 giugno 1946 dopo il ventennio della dittatura fascista sancì il cambio di pagina della storia italiana. Furono eletti cinquecentocinquantasei deputati per l’Assemblea Costituente, delle duecentoventisei candidate furono elette ventuno donne, le nostre Madri della Costituzione. Si rinnovi la memoria di tutte loro, che parteciparono alla sua stesura con degli apporti fondamentali ancora oggi all’avanguardia per quanto purtroppo disattesi.

In Italia il riconoscimento del suffragio femminile ha richiesto un impegno estenuante dal 1881 fino al 1945. Ai suoi esordi il movimento femminista italiano non era affatto strutturato né radicato socialmente come quello anglosassone oppure tedesco, piuttosto singole donne avevano avanzato la necessità del suffragio femminile come Anna Maria Mozzoni, Maria Montessori e da parte maschile qualche avveduto politico.

Nel 1925 un decreto mussoliniano previsse la possibilità soltanto per le elezioni amministrative, salvo che a livello locale furono i gerarchi a spadroneggiare ed il diritto al voto fu cancellato per tutte-i per un ventennio con la dittatura fascista. A liberazione avvenuta il decreto legislativo luogotenenziale n. 23 del febbraio 1945 conferì il diritto di voto alle italiane di età superiore ai ventun anni, ma con il limite della non eleggibilità passiva, cioè potevano votare, ma non eleggere donne.

Per iniziativa dell’Udi, che esercitò un importante pressione presso il governo Bonomi, si ottenne questa possibilità stabilita con il decreto nr. 74 del 10 marzo 1946 e per candidate con età superiore ai venticinque anni. Un primo appuntamento erano state le elezioni amministrative dell’8 marzo 1946, ma il più importante fu indubbiamente quello politico del 2 giugno 1946 con una partecipazione pari all’89% della popolazione femminile e ben duecentoventisei candidate, del resto non poteva essere altrimenti. Da poco tempo era terminata la seconda guerra mondiale, dopo venti anni di dittatura fascista con lo squadrismo più feroce, la persecuzione di tutte le opposizioni politiche con gli arresti, i confini e gli esili forzati; dopo la Resistenza partigiana con la straordinaria partecipazione decisiva delle donne, che liberava il nostro paese dal giogo mussoliniano, finalmente il 2 giugno 1946 si svolgevano le prime elezioni libere per il ripristino della Democrazia.

Ad elezioni avvenute si insediò l’Assemblea Costituente il 25 giugno 1946; un anno dopo, esattamente il 22 dicembre 1947 la nostra Carta fondamentale veniva approvata con quattrocinquantatre voti favorevoli e sessantadue contrari su cinquecentoquindici presenti. In data 27 dicembre 1947 fu promulgata con la firma di E. De Nicola (Capo provvisorio dello Stato); U. Terracini, Presidente dell’Assemblea costituente ed Alcide De Gasperi, Presidente del Consiglio dei Ministri; entrò in vigore il 1. gennaio 1948, con ciò il 31 gennaio 1948 fu l’ultimo giorno delle sedute dell’Assemblea Costituente. Ma chi erano le Madri della Costituzione e quale spirito di collaborazione aveva permesso loro di soverchiare i propri riferimenti partitici a tutto vantaggio della propria appartenenza di genere?

Maria Agamben Federici, insegnante, giornalista, cattolica, partigiana;
Adele Bei Ciufoli, comunista, esule, confinata politica, sindacalista;
Bianca Bianchi, insegnante, esule, partigiana, socialista, giornalista, scrittrice;
Laura Bianchini, insegnante, cattolica dossettiana, partigiana;
Elisabetta Conci, democristiana, giornalista;
Maria De Unterrichter Jervolino, insegnante, cattolica;
Filomena Delli Castelli, insegnante, cattolica;
Nadia Gallico Spano, comunista, partigiana;
Angela Gotelli, insegnante, democristiana, partigiana;
Angela Maria Guidi Cingolani, giornalista, democristiana;
Nilde Jotti, comunista, partigiana;
Teresa Mattei, comunista, partigiana;Teresa Mattei, comunista, partigiana;
Lina Merlin, socialista, partigiana, confinata;
Angiola Minella Molinari, comunista, partigiana;
Rita Montagnana Togliatti, comunista, esule;
Maria Nicotra Verzotto, democristiana;
Teresa Noce, comunista, esule, partigiana, sindacalista;
Ottavia Penna Buscemi, cattolica;Ottavia Penna Buscemi, cattolica;
Elettra Pollastrini, comunista, esule, deportata, partigiana;
Maria Maddalena Rossi, comunista, confinata, esule
Vittoria Titomanlio, democristiana.

Le loro biografie rimandano a letture approfondite tanto furono complesse le loro vicende. Semmai si riferisce delle tappe fondamentali del loro crescita e della loro maturazione sia civile che politica. Del resto le storie delle nostre Madri della Costituzione raccontano delle ristrettezze economiche, dei sacrifici, della passione politica, che le animava, rischiando tutto durante il fascismo. Alcune di loro per dissenso contro il regime furono arrestate, torturate, seviziate, confinate e costrette all’esilio, ma queste donne non desistettero, forti com’erano dei loro ideali.

Inoltre molte di loro erano anticonformiste, dalle cattoliche alle comuniste e viceversa, infrangendo il tabù fascista-patriarcale della donna relegata al mero ruolo dell’ “angelo del focolare” e ciò riguardò tutte loro persino quelle di origini alto-borghesi ed aristocratiche. Contravvennero a tutte le convenzioni sociali, fiere della giustezza della loro causa. Del resto, a prescindere dal censo, senza pregiudizi l’una verso l’altra si trovarono a condividere assieme a colleghe di altri partiti, spesso opposti ai loro, battaglie comuni, perché appunto condivisa era la loro appartenenza al genere femminile, a mettersi in gioco nella relazione tra donne.

Ed addirittura alcune profusero ogni tentativo per cooptarle nel proprio partito, seppure di opposto orientamento. Appena formatasi l’Assemblea Costituente, venne nominata una commissione ristretta detta “dei settantacinque”, essendo questo il numero dei componenti, con il compito arduo di scrittura della Costituzione. A sua volta questa commissione si suddivise in tre sottocommissioni: la prima sui diritti e doveri dei cittadini, la seconda sull’ordinamento costituzionale della Repubblica e la terza sui diritti e doveri economico-sociali. Ebbene, le nostre Madri contribuirono con la formulazione di articoli fondamentali poi sanciti nella stesura approvata.

Ciò riguarda quelli pertinenti la pari dignità uomo-donna senza distinzione di sesso, anche per la parità salariale ed il diritto di sciopero. Al termine dei lavori della Costituente, alcune dismisero la loro attività, altre proseguirono candidandosi alle elezioni del 1948 se e con l’appoggio dei loro partiti di riferimento, perseverando con battaglie cruciali a favore di tutte le donne, dal diritto di accesso alla magistratura alla tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri” per passare al riconoscimento equiparato dei figli naturali a quelli leggittimi, giacché tanti furono i bambini nati da violenze sessuali; abrogarono la “clausola di nubilato” sui contratti di lavoro, fino a prima imposta alle lavoratrici contro il matrimonio ed a rischio di licenziamento. Questo ricordo vivo è dedicato a tutte noi, a quelle più agées per riallacciare idealmente la genealogia femminile e preservare le conquiste ottenute; alle giovani donne, perché possano sempre più maturare la consapevolezza di tutti i loro diritti, oggi tanto minacciati, ed a rivendicarli …. Perché non ci è stato regalato niente.

Era il mese di marzo del 1947, quando Teresa Mattei, la più giovane delle donne elette all’Assemblea Costituente ed incaricata alla segreteria dell’Ufficio di Presidenza, ebbe a dichiarare: “É purtroppo ancora radicata nella mentalità corrente una sottovalutazione della donna, fatta un po’ di disprezzo e un po’ di compatimento, che ha ostacolato fin qui grandemente o ha addirittura vietato l’apporto pieno delle energie e delle capacità femminili in numerosi campi della vita nazionale“. Purtroppo a distanza di più di mezzo secolo queste parole non giungono senza eco, allora sta a noi preservare la militanza della Memoria della Storia delle nostre Madri della Costituzione.

Last modified on Martedì, 02 Giugno 2020 14:41

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