A livello europeo, quali sono i “diritti di comunicazione” dei rifugiati e migranti? Sono oggetti o soggetti del racconto mediatico? Come vengono rappresentati? Se lo sono chiesti organismi di chiese europee impegnate sul fronte della comunicazione e su quello dei migranti, giungendo alla seguente constatazione: in Europa la narrazione mediatica sul tema delle migrazioni può essere ampiamente potenziata. Lo osserva il Rapporto “Cambiare la narrazione. Rappresentazione mediatica di rifugiati e migranti in Europa” recentemente presentato a Bruxelles, e che parla di un vero e proprio “disegno di invisibilità”. Lo studio, commissionato dalla Sez... leggi tutto
Secondo i dati 2016 dell’Unhcr, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, sono oltre 65 milioni le persone nel mondo che sono state costrette alla fuga. Da decenni le migrazioni forzate sono un fenomeno in crescita, che può e deve essere gestito e governato, senza concedere deroga alcuna sulla tutela e la promozione dei diritti fondamentali, che costituiscono i principi di base dell’ordinamento giuridico dell’Unione Europea.Purtroppo in questi ultimi venti anni le politiche dell’Ue e di molti Stati membri in materia di immigrazione sono state fallimentari, soprattutto perché caratterizzate da un filo conduttore comune, improntato alla logica dell&... leggi tutto
L’Europa ha accettato. Ha accettato la proposta di stanziare più fondi per istallare in Libia un centro di coordinamento marittimo, ha appoggiato le mozioni di implementazione del fondo di garanzia Ue-Africa, di un coordinamento per il rilascio di visti per i Paesi che si impegnano a contrastare l’immigrazione clandestina e l’incremento delle quote di ricollocamento in altri Paesi dei richiedenti asilo sbarcati in Italia. Impegni importanti, che però erano già stati accolti dalla comunità europea nel maggio del 2015, come ad esempio quello del ricollocamento di 40mila richiedenti asilo in due anni da Italia e Grecia. Impegni che, ad oggi, sono ... leggi tutto
Perché l’Europa rifiuta di aprire gli occhi? È possibile che non ci siano politiche migratorie intelligenti per gestire la mobilità umana in modo sano e lungimirante, per chi accoglie e chi riceve accoglienza? Una fila chilometrica di giovani scorreva davanti all’ambasciata Usa di Nairobi, in Kenya. Era la fine del secolo scorso, e quel Paese era ancora “povero”. Un’altra fila, seppur più contenuta, guidava all’ambasciata dell’Australia e del Regno Unito. Tanti e tante giovani, con il futuro negli occhi, attendevano con pazienza la “carta verde”, quel prezioso documento che apriva le porte di altri Paesi, fo... leggi tutto
Una delle donne più amate e rispettate di Francia per la sua propensione alla speranza e la sua attenzione ai diritti umani, Simone Veil (Nizza, 13 luglio 1927) si è spenta lo scorso venerdì, a 89 anni. La sua vita straordinaria, che l’ha portata a diventare più volte ministra e l’unica donna fino ad ora ad essere eletta alla presidenza del Parlamento europeo, può in parte essere letta alla luce di quel che accadeva da bambina in quel piccolo appartamento di rue Cluvier. Il padre André Jacob, quando aveva sposato la madre Yvonne, aveva subito chiesto alla moglie di abbandonare gli studi di chimica per dedicarsi alla famiglia. «&Egr... leggi tutto
È aprile. Ma bel tempo significa davvero emergenza immigrazione? Il clima è appena diventato mite e già giornali e tv hanno lanciato il loro allarme migranti. Hanno già diffuso previsioni, rischi, problematiche. Quante, però, le soluzioni proposte da Italia ed Europa per affrontare al meglio una situazione che da anni, ormai, attanaglia il Mediterraneo? Una potrebbe essere, innanzi tutto, non gridare all’emergenza invano. Perché, tra le persone che fuggono dal proprio Paese per chiedere protezione o asilo, le donne e gli uomini che ricevono una risposta positiva, e assumono lo status di rifugiati, sono pochi. Già due anni fa, quando l... leggi tutto
A chi oggi misconosce il significato e il valore del cammino iniziato il 25 marzo di sessant’anni fa a Roma, possiamo opporre i tantissimi traguardi raggiunti e altrimenti impossibili, ma io ne scelgo uno tra tutti: dalla firma di quei Trattati è iniziato un periodo di pace fra i popoli europei che l’hanno intrapreso, un periodo di pace che dura da sessant’anni e che non ha precedenti nella storia europea. Quell’atto fondativo diede inizio a ciò che è diventata oggi l’Unione europea, un processo di integrazione unico al mondo che si è sempre allargato fino a comprendere 28 Stati membri: ha consentito di abbattere muri e confini, unend... leggi tutto
Si dice che l’Italia non sia un Paese per giovani, ma forse, all’interno dell’Unione Europea, lo può divenire. Sebbene i giorni che introducono ai sessant’anni dei Trattati di Roma siano pervasi da affermazioni che lasciano perplesse, le espressioni di fiducia non mancano. Oltre ai muri e alle barricate, anche mentali, che qualche rappresentante dei governi dell’Unione erige, fra cui l’infelice gaffe del presidente Eurogruppo Dijsselbloem, ministro delle Finanze dell’Olanda, e oltre i dati scoraggianti della Fondazione Bruno Visentini sulla situazione dei giovani in Italia ci sono anche note positive. In Italia provengono dai genitori e dai... leggi tutto
Se per la Ministra Fedeli «l’Erasmus è il Dna dell’Europa», secondo i dati diffusi dalla Commissione Europea il programma di scambio culturale ridurrebbe fortemente il rischio di disoccupazione e il gap retributivo di genere. In questo senso, i dati del World Economic Forum sul gender gap parlano chiaro: l'Italia è quarantasettesima su cinquantanove Paesi, sia per il numero delle donne che lavorano, sia dei loro percorsi di carriera. La percentuale di presenza femminile nei consigli di amministrazione italiani è del 3%. In Finlandia è del 40%. Il divario retributivo di genere nel Regno Unito è pari al 17,5%. Nei Paesi industrializz... leggi tutto
In occasione dei sessanta anni dalla firma dei trattati di Roma ci riuniamo, consapevoli che, per salvare l’Europa dalla disintegrazione, dal disastro sociale ed ambientale, dalla regressione autoritaria, bisogna cambiarla. Un grande patrimonio comune, fatto di conquiste e avanzamenti sul terreno dei diritti e della democrazia, si sta disperdendo insieme allo stato sociale, a speranze e ad aspettative. Negli ultimi anni, con trattati ingiusti, austerità, dominio della finanza, respingimenti, precarizzazione del lavoro, discriminazione di donne e giovani, anche in Europa sono cresciute a dismisura diseguaglianza e povertà. Oggi siamo al bivio: fra la salvezza delle ... leggi tutto
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Il Centro di Comunicazione Combonifem è un stato costituito a Verona dalle Suore missionarie comboniane nel 2008.

Attraverso una rivista, un sito web e social media correlati promuove la dignità di ogni persona nel rispetto delle differenze di genere, di cultura e di religione, per far crescere società inclusive attente al bene comune.

Il nome stesso, “Comboni-fem”, esprime il valore della prospettiva femminile nella comunicazione ...

 

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