Mercoledì, 02 Dicembre 2020 17:40

Umili inizi e tante vocazioni

Negli anni Cinquanta la Spagna, con la guerra civile alle spalle, affronta una faticosa ricostruzione. Il movimento operaio rivendica i diritti dei lavoratori mentre le campagne si spopolano per l’intensa emigrazione in cerca di migliori condizioni di vita nelle città e all’estero. La Chiesa, dagli anni Quaranta allineata con la dittatura di Francisco Franco, recepisce i fermenti che introducono al Concilio Vaticano II: Vicente Enrique y Tarancón, cardinale di Madrid e presidente della Conferenza episcopale, ispirato a principi di tolleranza, rispetto delle libertà e dei diritti umani, apre cammini di riconciliazione tra correnti ideologiche contrapposte.

Nel 1959 i missionari comboniani aprono una casa a Madrid e nel 1960 padre Enrico Farè lancia la rivista Mundo Negro, che fa conoscere l’Africa e il progetto missionario di Daniele Comboni. Per accogliere le crescenti vocazioni missionarie femminili, padre Farè si rivolge alla superiora generale, Teresa Costalunga, proponendole un servizio delle suore nel seminario dei comboniani a Corella. Madre Teresa sollecita una descrizione dettagliata delle condizioni di lavoro: padre Farè chiede tre suore per i lavori di casa, con una di loro in grado di accompagnare le giovani spagnole interessate alla vita missionaria. Così il 22 ottobre 1960 arrivano a Corella le prime tre comboniane: Alda Tonelli, Florinda Cremonesi e Fiorina Baldessari. Le prime due avevano lavorato in Sudan prima di essere espulse e trasmettevano la loro esperienza con entusiasmo. Gli inizi della nostra presenza in Spagna sono quasi insignificanti, vissuti per anni all’ombra dei comboniani, perché le ristrettezze economiche impedivano iniziative in autonomia. Le vocazioni arrivavano comunque, e numerose.

In collaborazione con i comboniani, le missionarie iniziano un diffuso lavoro di apertura al mondo della Chiesa locale e di promozione vocazionale: corrispondenza e incontri personali permettono di conoscere e accompagnare le giovani interessate alla vita comboniana. All’inizio del 1961 arriva la prima, Fructuosa Ortiz, presto seguita da altre. Dopo un tempo di orientamento a Corella, raggiungono Verona per continuare la formazione. Le prime partono il 21 settembre 1961: Fructuosa Ortiz, Inés Avecilla, Pilar Díez, María Jesús Járegui, Isabel Rosil-lo, Adela Prieto e Carmina Álvarez.
Per meglio accogliere le giovani sempre più numerose, si decide di aprire una casa a Madrid: il 27 febbraio del 1963 viene inviata la richiesta al vescovo per «una casa come postulato, per preparare le giovani e mandarle in Italia per il noviziato…». Il 28 maggio Alda Tonelli, Laurantonia Romanò e Fiorina Baldessari aprono la comunità e a luglio le raggiunge Tarquinia Gianola, incaricata di accompagnare le postulanti. La prima è Mercedes Montero, presto seguita da altre cinque. Nel 1966 a suor Tarquinia, in partenza per l’Ecuador, subentra Alda Tonelli.
La casa di Madrid accoglie anche le comboniane che imparano lo spagnolo prima di raggiungere l’America Latina, e che con la loro presenza alimentano lo slancio missionario delle giovani.

María de la Luz Sánchez Aragón

L’Africa, Mundo Negro e Alda
Avevo 17 anni e lavoravo in una radio a San Clemente, Cuenca. Leggevo spesso Mundo Negro e mia cugina, Isabel Rosillo, era già comboniana, ma le suore non mi interessavano: le credevo troppo chiuse. Quel giorno, però, l’articolo di Mundo Negro cambia la mia prospettiva: «Voi europei siete molto egoisti – vi affermava un africano –, perché se noi avessimo conosciuto il Vangelo duemila anni fa avremmo attraversato il mare a nuoto per farvene partecipi». La missione non era tanto “aiuto sociale” quanto “condivisione del Vangelo”. Quelle parole mi toccarono profondamente; dalla rivista annoto il contatto delle comboniane e durante le vacanze di Pa-squa raggiungo la casa di Madrid. Suor Alda Tonelli apre la porta e si rivela subito una donna libera: la mia avversione per le suore svanisce grazie a lei.

A diciotto anni entro in postulato con altre 10; dopo quasi nove mesi partiamo in 6 per iniziare il noviziato a Verona e nel 1967 professiamo in 4. Per me il noviziato era una “prigione”, ma per raggiungere l’Africa la potevo anche sopportare. Mi ha aiutato tanto suor Adalbina Defanti incaricata dell’orto e dei maiali, donna semplice, non istruita e mai uscita dall’Italia. La sua finezza e libertà interiore mi hanno incoraggiato tanto. Valeva la pena sopportare per due anni la chiusura del noviziato “pre-conciliare” perché in Kenya ho vissuto per decenni la gioia della missione: il Vangelo riesce davvero a cambiare le persone.

Suor Esperanza Rosillo Jiménez

Last modified on Mercoledì, 02 Dicembre 2020 17:47

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