Martedì, 30 Giugno 2020 16:47

«... E le tue orme rimasero invisibili»

Questo versetto del salmo 77, uno tra i tanti che sono eco della nostalgia umana, ritorna oggi alla mia memoria. È parte di un lungo salmo, tra desiderio e autocritica della vita. Atteggiamenti che, chissà, dovremmo coltivare anche noi in questo momento storico e, appunto, muoverci tra desiderio e autocritica. Il noi si riferisce a ciascuna, ciascuno, ma anche a noi in quanto partecipi della fragilità e della bellezza dell’umano.

Ma di chi parla questo versetto del salmo? A chi si riferisce? «Le tue orme rimasero invisibili»!
Chi conosce questa memoria che il popolo fa nel lungo vagare del suo desiderio, sa che quel «tue orme» è in parte metaforico e in parte reale. Si riferisce a Dio, nel suo passaggio nella storia del popolo d’Israele ma anche nel suo coinvolgimento con la storia umana, pur restando invisibile. Il coinvolgimento di Dio nell’esistenza umana ci permette di cercare queste orme, questo divino passaggio nel tempo presente. Così questo versetto mi riporta a quell’invisibilità che vivono milioni di persone oggi. Oso parafrasare il salmo e dico: le orme di milioni di persone rimangono invisibili. Quei passi del vagare che, secondo un altro salmo (56,9), Dio dovrebbe contare, così come dovrebbe raccogliere le lacrime. In questa strana e misteriosa identificazione di Dio con l’umano forse possiamo dire che quelle orme, sulle acque, nei mari o lungo i chilometri di strada, o nelle periferie del mondo, quelle orme rimango invisibili.

A cosa è dovuta questa invisibilità? In parte al fatto che il mondo spaventato dal virus si è dimenticato totalmente o quasi che esistono milioni di persone in fuga e dunque in movimento, in uno spostamento costante: dalla guerra, dalla fame, dall’assoluta povertà economica. Sono le orme di Dio e sono le loro orme che… rimasero invisibili. Invisibili per noi che siamo stati, state, ulteriormente distratti da un virus. Ma anche “invisibilizzate” dal fatto che i capi di quelle nazioni che sono direttamente o indirettamente responsabili di questo doloroso migrare umano non si sono più preoccupati di quel primissimo obbligo che è accogliere chi si trova in pericolo di vita. Quei governi che, per assurdo, sono i diretti complici di questa situazione mondiale perché continuano a vendere armi (sappiamo che, in Italia e non solo, durante l’emergenza coronavirus le fabbriche di armi hanno continuato a lavorare); perché continuano a fomentare politiche discriminanti e solo a favore dei più ricchi, cioè di sé stessi e pochi altri.

E le tue orme continuano a restare invisibili, nel mare che volevi attraversare, nel deserto che dovevi oltrepassare, sull’asfalto che doveva portare il progresso nel tuo proprio Paese. Le tue orme…
Non ho paura, come credente e come teologa, di pensare e dire che nella nostra storia contemporanea quelle orme sono divine e umane allo stesso tempo, sono le Tue e le loro.
A noi tocca cercarle ancora; a noi tocca non perdere questa memoria viva della realtà, del presente nascosto e volutamente ignorato, e fare di tutto perché queste orme vengano riconosciute. Perché (vv. 17-20):

Ti videro le acque, Dio, ti videro e ne furono sconvolte sussultarono anche gli abissi.
Sul mare passava la tua via,i tuoi sentieri sulle grandi acque e le tue orme rimasero invisibili.

Last modified on Martedì, 30 Giugno 2020 16:50

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