Apprendere a vivere, ogni volta Le tentazioni di Cristo
Martedì, 28 Febbraio 2017 21:12

Apprendere a vivere, ogni volta

Il tempo della Quaresima inizia sempre con le tentazioni di Gesù. C’è scritto che viene sospinto nel deserto dallo Spirito. Un’esperienza importante, un attraversare la vita grazie alle domande più profonde, più necessarie.

Il deserto nella Bibbia è il luogo dove Dio parla al suo popolo. Luogo aspro, difficile, ma anche d’intimità, dove dirsi parole che durano per sempre, parole d’amore. Il deserto stesso può rifiorire dentro nuovi cominciamenti, nuovi immaginabili processi di risurrezione.

Gesù viene sospinto nel deserto, come dire che una vita autentica è anche una vita continuamente tentata. Noi abbiamo dato una connotazione molto moralistica alle tentazioni, ma in realtà essere messi alla prova nella propria umanità significa anche trovare le ragioni perché questa nostra umanità non muoia, ma sia custodita, coltivata, fatta rifiorire.

Il numero 40, che richiama i quarant’anni nel deserto del popolo d’Israele, è anche il tempo di una generazione, la durata di una vita. Come a dire che Gesù nella sua vita fu continuamente tentato e ogni volta ebbe la possibilità di scegliere.

Il diavolo, il simbolo di ciò che può disumanizzarci, suggerisce con astuzia a Gesù tutte le strategie per essere all’altezza del suo ruolo: «Sei il figlio di Dio…»: impara i trucchi. Stupisci, trascina, manipola. La tentazione più sottile e radicale è essere tentati di non essere sé stessi. Non riconciliarsi con la propria vita, non guarire le proprie ferite, non rileggere il vissuto, anche i nostri fallimenti, come storia di salvezza, come luoghi in cui Dio ci ha parlato.

«Sei il figlio di Dio», dice il diavolo citando le Scritture come un teologo raffinato. Perché una religione strumentalizzata può essere la peggiore nemica di Dio. Le tre tentazioni toccano punti nevralgici della vita: il pane, il potere, la religione.
Trasformare le pietre in pane. Fare miracoli facili per sollevarci dalla responsabilità. Nella Leggenda del Grande Inquisitore, il cardinale di Spagna dice a Gesù prigioniero: «Con la bandiera del pane avresti potuto trascinarti dietro le folle... Perché non hai voluto? Perché vuoi persone libere?». E continua: «Lo sai cosa pensa l’uomo appena è libero?».
«E adesso davanti a chi mi posso inginocchiare?», scriveva Erich Fromm in Fuga dalla libertà: l’uomo preferisce mangiare pane e cipolla piuttosto che assumere il rischio di essere libero.
Che cosa significa essere liberi? Qual è il pane di cui abbiamo fame? «Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Di quale parola abbiamo fame noi?

La seconda tentazione è quella del potere. La radice di tutte le tentazioni. Duemila anni di storia dicono il miscuglio della religione con il potere. Quanto è difficile essere liberi dal potere! Grandi e piccoli poteri. Ricordate il re del Piccolo principe? Aveva un topo a cui poteva comandare. Questo gli bastava.
Papa Francesco ha detto con chiarezza che la Chiesa deve cambiare mentalità. Ma di fatto trova più resistenza al suo interno, da parte di molti che hanno scelto il potere rivestendolo con un manto religioso. Il potere si traveste in mille modi. E noi come esercitiamo il nostro potere? Quale alternativa esiste alla logica del potere?

Infine la tentazione sulla religione. Quale Dio? Un Dio onnipotente, degli effetti speciali? Un Dio che non ci fa pensare e che vuole solo stupirci?

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Last modified on Martedì, 28 Febbraio 2017 22:02

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