Mercoledì, 27 Febbraio 2019 21:28

Il peso delle parole

La facoltà verbale distingue l’essere umano dagli animali, il contenuto delle parole distingue una persona dall’altra. Le nostre parole sono le spie del nostro stato d’animo, attraverso le quali riconosciamo la storia di una persona, il suo passato e il suo futuro. Scopi e limiti sono fissati con il discorso, e la violenza può essere frutto di parole artefatte o di parole negate

Noi esseri umani siamo tutti dotati di un’arma a doppio taglio che è la nostra bocca. Le nostre parole hanno tante facce e tante maschere, una volta pronunciate creano una realtà tangibile e assumono una vita propria. Le parole positive nutrono, guariscono e ingrandiscono, mentre quelle negative apparentemente non lasciano né ferite né lividi, ma gradualmente avvelenano e uccidono l’anima della persona. Il marchio della parola è indelebile: «Morte e vita sono in potere della lingua, chi di essa fa retto uso ne godrà i frutti» (Pr 18:21).

In ebraico, la parola “frase”, mishpat, significa anche “giudizio”: da qui capiamo che ogni nostra frase è una sentenza i cui risultati positivi o negativi essi siano, ci seguiranno per un’intera vita.
Questo è il vero senso della frase «occhio per occhio, dente per dente»: il criterio di giudizio che hai adottato nei confronti dell’altro sarà in seguito usato per giudicare te.
C’è da chiedersi come mai nell’era della comunicazione sembra di vivere nell’antica Babele: perché è così complicato comunicare o capirci pur parlando la stessa lingua?

Parola e silenzio
La parola è già una traduzione di un sentire interiore che il più delle volte non si riesce a esprimere nel migliore dei modi. La natura delle parole si diversifica secondo chi le pronuncia. Quando le parole non nascono dalla conoscenza ma da pregiudizi e “sentito dire”, sono prive di discernimento ed esprimono immagini e fantasie che non hanno nessuna corrispondenza con la realtà vissuta. Quando le parole pronunciate sono frutto dell’istinto scatenato, sono troppe, e la parola artefatta manda tutto irreparabilmente in frantumi. Per questo il turpiloquio, in particolare le bestemmie, coinvolgono la sfera sessuale. È necessaria un’estrema chiarezza di parole nelle relazioni, senza temere di esprimersi anche se questo comporta disagio in chi parla o ascolta. È essenziale ricordare che il più delle volte, la nostra mente... mente.
Il malessere, la malattia, i momenti di crisi sono causati dal cattivo uso o addirittura dal non uso della parola stessa. Qui il silenzio è inteso come parola o relazione negata. Basta non nominare o ignorare qualcuno per escluderlo, emarginarlo e annullarne l’esistenza ai suoi stessi occhi.
La parola “violenza”, in ebraico, alimùt, viene da elem, “silenzio”, come la parola “vedovanza”, forse per esprimere che, se uno dei due coniugi viene a mancare, scompare la voce e cala il silenzio. La persona violenta è incapace di esprimere i suoi sentimenti; dominata dalla frustrazione usa l’aggressività e le mani come linguaggio. Il razzismo e l’odio nascono dall’incapacità di accettare sé stessi e di comunicare nel modo giusto.

Voce soffocata
«Dio creò l’uomo a sua immagine, lo creò a immagine di Dio, li creò maschio e femmina» (Gen 1:27). L’uomo è composto da due nature diverse: maschio e femmina. Ogni parte ha un proprio linguaggio e una propria visione della realtà. Da questa posizione parzialmente occlusa si vive nell’incertezza e nella frustrazione dell’incomprensione reciproca.
Siamo chiamati ad ampliare la nostra coscienza tramite la relazione con chi è “altro” da noi, sia esso di genere, tuo fratello o lo “straniero”.
Il primo atto di violenza descritto nella Bibbia è drammatico.
Caino e Abele, due fratelli, sono l’uno il contrario dell’altro. Caino uccide Abele. Caino, il cui nome significa “possesso” e “gelosia”, uccide Abele, il cui nome indica il “vapore”, simbolo della parola. L’Ego ha ucciso il Sé, la materia ha soffocato lo spirito, l’immagine ha prevalso sulla sostanza.

Continua...

Last modified on Giovedì, 28 Febbraio 2019 11:46

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