Venerdì, 28 Febbraio 2020 08:18

Neppure il diritto di nascere

Può apparire incredibile, ma dal 1970 al 2017 in Cina e India sono state abortite quasi 45 milioni di donne. Lo rivela un’indagine pubblicata nell’aprile 2019. La preferenza per il figlio maschio, ancora prevalente in molte culture, l’avvento dell’ecografia e la ridotta fertilità sono addotte fra le ragioni di questa innaturale selezione, diffusa anche in Paesi a noi molto più vicini

Ci hanno messo anni per vagliare registri, censimenti e indagini: Fengqing Chao, Patrick Gerland, Alex Cook e Leontine Alkema hanno incrociato una varietà di dati disponibili dal 1950 al 2017 in 212 Paesi e hanno circoscritto a 202 quelli attendibili. Grazie al periodo precedente all’avvento dell’ecografia, dal 1950 al 1970, hanno estrapolato una media indicativa del rapporto maschi/femmine alla nascita. Per essere più accurate, hanno addirittura rilevato differenze regionali, perché la media globale, pari a 1,05 maschi per 1 femmina, non ricorre necessariamente in tutti i gruppi etnici.
Lo studio è stato realizzato con il concorso dell’Institute of Policy Studies e la Scuola di Salute Pubblica dell’Università Nazionale di Singapore, il Dipartimento degli Affari Economici e Sociali dell’Onu e il Dipartimento di Biostatistica ed Epidemiologia dell’Università del Massachusetts.
Trattandosi di statistiche e proiezioni basate su una varietà di dati, il metodo scientifico adottato è stato spiegato in dettaglio e sottoposto al vaglio di altri organismi. Non sono mancate correzioni, e la nuova versione della ricerca è stata pubblicata il 26 giugno 2019 con variazioni minime rispetto ai dati inizialmente divulgati.

Un progresso che penalizza le donne
Molte culture del passato hanno esaltato il “figlio maschio” e molte continuano farlo anche dopo la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne. Il documento, adottato dall’Assemblea generale dell’Onu il 18 dicembre 1979 e in vigore dal 3 settembre 1981, seppur sottoscritto da 187 Paesi rimane largamente ignorato. Convinzioni secolari, infatti, non vengono cancellate con un colpo di spugna: le culture cambiano molto lentamente, trattenute dall’inerzia.
Così, l’avvento di tecniche diagnostiche prenatali, come l’ecografia, oltre a rendere un grande servizio all’umanità hanno anche concorso ad anticipare l’infanticidio delle bambine, già diffuso per secoli in varie parti del mondo. Nella penisola arabica, per esempio, era stato apertamente condannato da Muhammad.
Nelle culture che esaltano il figlio maschio la possibilità di identificare precocemente il sesso del feto ha incentivato gli aborti selettivi. Ovviamente, oltre ai mezzi diagnostici è stata complice l’approvazione giuridica e sociale di praticarli: per questo la ricerca ha evidenziato dati più allarmanti in certi Paesi che in altri. L’Africa subsahariana, per esempio, ne è rimasta quasi immune, sebbene in alcune sue zone sia ancora afflitta da raccapriccianti discriminazioni contro le donne (matrimoni precoci delle ragazze senza diritto di scegliere il partner, vedove ereditate dal congiunto del marito deceduto, esclusione dalla scuola e dalla vita sociale…).

Cina, ma non solo
La politica del “figlio unico” adottata dalla Repubblica Popolare Cinese per contenere l’esplosione demografica ha certamente contribuito allo squilibrio fra i sessi in quel Paese, stimato pari a oltre 23 milioni di donne mancanti dal 1970 al 2017. La marcata predilezione per il figlio maschio, molto diffusa in India, ha incentivato il “patriarcato prenatale” che, nello stesso periodo, ha eliminato circa 20 milioni di feti femmine. Ma i risultati dell’indagine riservano anche delle sorprese: Albania, Armenia, Georgia e Montenegro sono nazioni europee; Hong Kong, la Repubblica di Corea (Corea del Sud) e Taiwan non sono certamente Paesi poveri, e la Tunisia è uno dei Paesi a prevalenza islamica più aperti. Azerbaigian e Vietnam completano la lista delle 12 nazioni in cui l’anomala prevalenza di figli maschi alla nascita è più marcata.
Anche Singapore, Marocco, Nepal e Turchia presentano deviazioni significative, seppur inferiori.

Evoluzione nel tempo
L’accesso a registri e censimenti ha permesso di seguire anno per anno le variazioni del rapporto maschi/femmine alla nascita. Il grafico in Figura 1 evidenzia l’evoluzione riscontrata dal 1990 al 2017 nelle varie regioni del mondo. Per maggior precisione, indica anche la media regionale, che talvolta si discosta considerevolmente da quella “globale”: nell’Africa subsahariana, per esempio, nascono in media più femmine che maschi, mentre in Oceania e nell’Asia orientale, centrale e sud-orientale si registra l’inverso.
Le deviazioni maggiori rispetto alla media regionale emergono nell’Asia orientale (Cina, Macao, Hong Kong, Giappone, Corea del Nord, Corea del Sud, Mongolia e Taiwan) e sud-orientale (Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malaysia, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia, Timor e Vietnam).
Mettendo a fuoco gli squilibri nazionali, si rilevano interessanti relazioni con l’evoluzione del tasso di fertilità (Figura 2): la riduzione di femmine alla nascita ha spesso coinciso anche con una sua riduzione.

Continua...

Last modified on Venerdì, 28 Febbraio 2020 08:29

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