Lunedì, 31 Dicembre 2018 09:10

Un grande progetto di pace

Iniziamo un nuovo anno con l’invito a guardare indietro!

Per orientare meglio i nostri passi è essenziale ricordarci da dove veniamo.
Lo scorso 10 dicembre abbiamo celebrato i 70 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani, ma pochi giovani quel giorno a Verona ne conoscevano i 30 articoli, e il penultimo in particolare, che indica i “doveri”. Tanto meno sapevano da quali ferite profonde fossero scaturiti: due tragiche guerre mondiali.

Il preambolo della Dichiarazione recita: «Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali e inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo; considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità, e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell’umanità; considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti umani fondamentali, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’uguaglianza dei diritti dell’uomo e della donna, e hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di vita in una maggiore libertà; (…) considerato che una concezione comune di questi diritti e di questa libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni, l’Assemblea generale proclama la presente Dichiarazione universale dei diritti umani come ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo ed ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l’universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione».
Può sembrare preoccupante, quindi, che giovani e meno giovani questa Dichiarazione non la conoscano affatto, e ancor più preoccupante che non mostrino interesse a conoscerla.

Per questo la sera del 10 dicembre 2018 è stata letta in oltre ottanta piazze d’Italia: alle ore 19, in contemporanea, mentre centinaia di candele in ogni luogo illuminavano il buio “dell’ignoranza”. L’iniziativa Diritti a testa alta, promossa a livello nazionale da varie organizzazioni, fra cui Amnesty International, Caritas italiana ed Emergency, ha visto anche la partecipazione attiva di Combonifem. Il comunicato che ha introdotto la lettura della Dichiarazione precisava: «A oggi, non uno degli Stati firmatari ha riconosciuto tutti i diritti che si era impegnato a promuovere. Nel nostro Paese, la negazione nella pratica di questi diritti sta facilitando la diffusione di nuove forme di razzismo: la solidarietà è considerata reato, l’odio per il diverso prevale sullo spirito di fratellanza, l’aiuto viene tacciato di buonismo».

Nelle pagine di questo numero lo sguardo al passato, che prevale nelle due nuove rubriche “Quale Europa?” e “Cammini conviviali”, si alterna all’analisi di due attualissime scelte politiche: il Patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare, noto come Global Compact, e la Legge 113/18, nota come “Legge Salvini”. Altre pagine ci immergono fra i diritti violati dei popoli indigeni dell’America Latina e Centrale e nei complessi negoziati internazionali sul cambiamento climatico.
Un intreccio di riflessioni ed esperienze concrete, come quella del “Primo piano”, che illuminano la nostra responsabilità “politica” di ogni giorno, perché, come ha sottolineato papa Francesco nel suo messaggio per il 1° gennaio 2019 La buona politica è al servizio della pace: «La pace si fonda sulla responsabilità reciproca e sull’interdipendenza degli esseri umani».

È «fiducia dinamica»: a noi realizzarla!

Last modified on Lunedì, 31 Dicembre 2018 09:25

CHI SIAMO

Il Centro di Comunicazione Combonifem è un stato costituito a Verona dalle Suore missionarie comboniane nel 2008.

Attraverso una rivista, un sito web e social media correlati promuove la dignità di ogni persona nel rispetto delle differenze di genere, di cultura e di religione, per far crescere società inclusive attente al bene comune.

Il nome stesso, “Comboni-fem”, esprime il valore della prospettiva femminile nella comunicazione ...

 

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