Venerdì, 28 Febbraio 2020 07:54

Bilanci di donne… e di uomini

Gli anniversari sono sempre preziosi: sollecitano memorie, richiamano svolte importanti e invitano a fare bilanci. Si festeggiano anniversari di nozze, di consacrazione, di ordinazione, ovvero di scelte del proprio stato di vita, e raggiungere un 25° dona gioia a chi dal proprio vissuto raccoglie frutti succosi. Ma se i frutti si rivelano guasti?

Quest’anno ricorre il 25° della IV Conferenza mondiale delle donne, ovvero la storica Conferenza di Pechino artefice del principio di parità fra i sessi, perché «i diritti delle donne sono diritti umani».
Il dossier ne tratteggia un bilancio a partire da un diritto davvero primario: quello a poter nascere.
La geografa Joni Seager, autrice dell’Atlante delle donne, rivela un dato inquietante: nel 1995, anno della Conferenza di Pechino, un forte squilibrio fra ragazzi e ragazze si riscontrava in appena 6 Paesi, mentre in anni recenti in più di 20. Questa anomala “mascolinizzazione” di alcune società affonda le sue radici nell’atavica preferenza del figlio maschio. Marinella Perroni, iniziatrice di pratiche trasformanti nella società e nella Chiesa italiana, la menziona con lucidità ed eleganza nella sua analisi del rapporto che evolve fra i sessi.
Allora, a un quarto di secolo dalla Conferenza di Pechino, di quale “parità” stiamo parlando?
Alcune stime indicano addirittura che la selezione prenatale e postnatale a favore del “figlio maschio” in Asia ed Europa orientale abbia eliminato dai 117 ai 126 milioni di bambine. Stime che prendono corpo in una recente pubblicazione scientifica sugli aborti selettivi esposta in apertura di dossier.
E per effetto collaterale di tale squilibrio, in alcuni Paesi la carenza di donne ha contribuito ad alimentare il “traffico delle mogli”: una forma di import-export molto redditizio per alcuni ed estremamente devastante per altre.

Simili storture, però, possono trovare soluzione: anzitutto smascherando la riduttiva interpretazione di certi “miti fondanti” che da secoli relegano la donna a essere “costola” dell’uomo e artefice di “peccato”. In tal senso, la biblista Lidia Maggi offre un’interpretazione liberante per entrambi i sessi: uomo e donna sono corresponsabili, nel bene e nel male.
In conclusione, un bilancio provvisorio della Conferenza di Pechino è segnato da inquietanti zone d’ombra ma anche da squarci luminosi che incoraggiano il cammino verso la parità.
Nel “Primo piano”, Anna Fiscale, sposa, madre e imprenditrice sociale, parla per esperienza: «L’emancipazione e il ruolo più attivo della donna implicano anche un uomo più coinvolto». Nelle pagine dedicate alle donne del Movimento federalista europeo, Luisa Trumellini richiama “sodalizi di coppia” particolarmente fecondi.
Ma è sufficiente «imparare a contare donne e bambine?». Il quesito posto da Antonietta Potente è stimolante...

Ci sono tratti di umanità riduttivamente definiti “femminili”: fanno bene alla società nel suo complesso, e se anche il “maschio” se ne fa portatore, il bene si moltiplica. Un esempio è il cosiddetto “lavoro di cura”, quello invisibile, non registrato dal Pil, eppure così vitale. Senza la gratuità di coloro che, in famiglia e nella società, si prendono cura di chi è più fragile, la vita cessa. E un “servizio di cura” vissuto più equamente fra i due sessi rigenera anzitutto gli uomini che lo assumono. Al riguardo, l’Atlante delle donne denuncia che la parità è ancora lontana.
In conclusione, quali bilanci per il 25° della IV Conferenza mondiale delle donne?
Se il cammino di liberazione dalla schiavitù degli stereotipi procede davvero, il “bilancio” delle donne cresce di pari passo con quello di uomini che, con gioia, si scoprono “capaci di cura”.
Per loro è “tempo di passaggio”: lo intraprendono soltanto se, con fiducia (fede) in sé e nel mistero della vita, trovano il coraggio di avventurarsi su strade ancora poco tracciate; oltre rassicuranti e consolidate convenzioni sociali, oltre l’inquietante canto di Adamo alla vista di Eva: «È mia!».
Per loro è giunto il tempo di “osare il passaggio”, in ebraico pèsach, ovvero “pasqua”.
Allora, Buona Pasqua… soprattutto agli uomini!

Last modified on Venerdì, 28 Febbraio 2020 08:04

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