Mercoledì, 01 Maggio 2019 12:53

Europa e giovani: astensionismo, false promesse e iniziative interessanti

Il 26 maggio 2019 ci saranno le elezioni per il Parlamento europeo. Dal 1979, anno in cui si tennero per la prima volta, l’Italia ha visto calare la percentuale di affluenza al voto dall’ 85% al 57% del 2014. In quasi quarant’anni la partecipazione è diminuita di 30 punti percentuali. Il fenomeno dell’astensionismo, sempre più diffuso, è indice di una disaffezione crescente per la democrazia e i processi democratici. Non riguarda soltanto l’Italia, dove le elezioni politiche del 4 marzo 2018 hanno visto recarsi alle urne il numero più basso di votanti nella storia della Repubblica, ma tutte le democrazie occidentali.

Quale legittimità?
A che serve votare per i propri rappresentanti all’Europarlamento se il presidente della Commissione è “nominato”?
Dal 2014, per colmare il deficit democratico sofferto dall’Ue, i principali gruppi all’interno del Parlamento hanno adottato il metodo dello spitzenkandidat, ovvero il candidato di punta, con il quale è possibile votare quasi direttamente il presidente della Commissione europea. Questa legittimità democratica, che prima mancava al governo dell’Unione e per la quale essa è stata paragonata a “un covo di tecnocrati” non eletti da nessuno, risulta essenziale. Due istituzioni sovranazionali, il Parlamento e la Commissione, sono impegnate ad accelerare il processo di integrazione e devono rendere trasparenti e democratiche le loro scelte all’interno dell’Unione. L’ostacolo principale a realizzarne l’integrazione politica, invece, sono gli Stati nazionali e la loro emanazione: il Consiglio europeo.

Iniziative importanti
Negli ultimi mesi in Italia, e non solo, si sono sviluppate iniziative interessanti da parte di protagonisti della vita pubblica.
La nascita di un movimento europeista transnazionale, come Volt, i cui partecipanti sono in larga parte giovani, sembra minare alle fondamenta la tesi di un presunto paradosso dell’Europa occidentale, espressa da Ivan Krastev nel suo recente libro Gli ultimi giorni dell’Unione, secondo cui coloro che hanno più beneficiato delle politiche dell’Ue, del progetto Erasmus, di una geografia senza frontiere in cui muoversi liberamente, oggi stenterebbero a difendere quei privilegi goduti per decenni.

La novità, con i suoi pro e contro, di un listone europeista lanciato dall’ex ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda.
L’iniziativa del presidente francese Emmanuel Macron, che il 4 marzo 2019 ha indirizzato una lettera ai cittadini e alle cittadine europee: pubblicata da tutti i principali quotidiani nazionali, auspicava un rinascimento europeo. La proposta di Macron si sostanziava di diverse coraggiose affermazioni:
– la precisa definizione di chi siano i sovranisti oggi: i veri sovranisti sono gli europeisti, ossia coloro che vogliono costruire una reale sovranità europea. I nazionalisti, invece, mirano ad affidare l’interesse nazionale alla buona volontà di una delle grandi potenze, Cina, Russia, America;
– i tre pilastri su cui edificare questo Rinascimento: libertà, protezione e progresso.

Qualche perplessità
Tuttavia, per difendere i valori che hanno contraddistinto la storia dell’integrazione europea, Macron punta a «nuove istituzioni intergovernative, mentre – scrive Roberto Castaldi sul blog dell’Espresso “Noi, europei” – tutta la storia dell’Ue ci mostra che sono proprio quelle che provocano la paralisi e la debolezza dell’Unione Europea».
La proposta del presidente francese ha aspetti positivi, manca però di una presa di posizione verso riforme dell’Unione veramente coraggiose, come l’abolizione dei veti nazionali. Scrive ancora Castaldi: «L’Unione è sovrana dove gli Stati decidono a maggioranza qualificata, con una piena codecisione del Parlamento europeo, e la Commissione agisce come un esecutivo europeo. Quella è la base del modello federale europeo».

In un assetto non ancora federale, dove sono gli Stati nazionali a detenere fette consistenti di sovranità, questi ultimi rimangono attori importanti del processo d’integrazione: hanno la facoltà di imprimere accelerazioni, svolte e brusche frenate. Perciò ha senso lanciare, come fatto da Macron, l’idea di una Conferenza per il rilancio del progetto europeo, a patto che non si trasformi in una Conferenza intergovernativa. Dovrebbero essere infatti i partiti europei a dare vita a vere proposte di riforma dell’Unione, e superare l’impasse attuale.

Continua...

Last modified on Mercoledì, 01 Maggio 2019 12:59

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