Martedì, 30 Giugno 2020 16:30

Regolarizzare senza discriminare

Svincolare la regolarizzazione dal contratto di lavoro è una misura di buon senso per proteggere i diritti di tutti e tutte. La proposta Asgi, presentata il 22 aprile 2020, ha ricevuto più di 3.000 adesioni, di cui 319 di associazioni e 2.753 individuali, ma non è stata recepita in sede legislativa. Combonifem ne parla con Nazzarena Zorzella, avvocata e portavoce dell’Asgi

Qual è la specificità della proposta Asgi?
La nostra proposta era molto diversa da quella emanata dal governo, in quanto si proponeva di rilasciare un permesso di soggiorno non necessariamente collegato a un contratto di lavoro ma per “ricerca lavoro”. In questo modo ritenevamo, e riteniamo tuttora, di spezzare il vincolo soggiorno/lavoro che ha prodotto molti problemi, perché spesso per ottenere un lavoro le persone straniere si assoggettano a condizioni non sempre conformi alle leggi, hanno maggiori difficoltà a partecipare ad attività sindacali (per paura di perdere il lavoro), ecc. La proposta mirava a dare dignità alle persone straniere che già vivono in Italia, magari da anni, inserite nelle comunità locali ma senza permesso o con permessi del tutto precari, senza vincolarle esclusivamente a caratteristiche economiche che sono condizionate alle esigenze della società italiana ma non rispettose dei diritti delle persone.

Quale parere esprimete sul decreto legge 34/2020?
La regolarizzazione contenuta nel dl 34/2020, cosiddetto “rilancio”, è distante dalla proposta di Asgi innanzitutto perché condiziona il rilascio di un permesso di soggiorno a fronte di un contratto di lavoro o di una denuncia di lavoro irregolare, per di più in soli 3 settori produttivi: agricoltura/allevamento/pesca, assistenza alla persona e lavoro domestico. Anche una terza opzione, ovvero il rilascio di un permesso di soggiorno di 6 mesi per chi non abbia rinnovato o convertito un permesso già in essere, è condizionata alla prova di avere già svolto attività lavorativa in quei 3 settori.

Ci pare una proposta ingiusta e discriminatoria, perché accorda un’importante opportunità come il rilascio di un permesso per lavoro solo a chi lavora o ha lavorato in quei tre settori; discrimina sulla base di elementi del tutto casuali, lasciando fuori tutte quelle migliaia di persone che, pur avendo un permesso precario, lavorano già in altri settori, come la logistica, la ristorazione, il settore commerciale.
È un approccio sbagliato perché non considera il diritto e la dignità della persona straniera di esistere anche giuridicamente, ma pensa solo a garantire alla società italiana la continuità dei beni a noi necessari.
È fin troppo evidente che una simile proposta attribuirà ancora più potere contrattuale ai datori di lavoro e non può escludersi che continui quel fenomeno di sfruttamento lavorativo che purtroppo caratterizza il mercato del lavoro per le persone straniere.
Il problema non sta tanto nella complessità delle procedure quanto nell’affidare, in prevalenza, la possibilità della regolarizzazione ai datori di lavoro.

Continua...

Last modified on Martedì, 30 Giugno 2020 16:33

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