Venerdì, 02 Ottobre 2020 13:31

Un punto di svolta per l’Unione Europea

Di fronte alla più grande crisi economica e sociale dell’ultimo secolo, questa volta l’Unione Europea ha reagito prontamente, con scelte politiche chiare e dotandosi degli strumenti per fronteggiare sia la pandemia sia la pesantissima recessione economica seguita al lockdown.

Due scelte tempestive
Il pronto intervento della Banca centrale europea, guidata da Christine Lagarde, attraverso l’acquisto di titoli di debito pubblico e privato dei Paesi più colpiti dalla pandemia, fornisce la liquidità necessaria a garantire il buon funzionamento dei mercati finanziari.
La Commissione Europea, con la presidenza di Ursula von der Leyen, ha subito sospeso il “Patto di stabilità e di crescita” per consentire agli Stati di finanziare le prime misure a sostegno delle imprese e dei cittadini, istituendo anche una “cassa integrazione europea” (Sure) per 100 miliardi di euro e, consapevole che questa volta fosse necessaria una svolta decisiva, offre nel maggio 2020 una prospettiva politica di lungo periodo all’Unione: il Recovery Plan for Europe. Già nel nome richiama l’European Recovery Program, più noto come Piano Marshall, che all’Europa distrutta dalla Seconda guerra mondiale consentì di risollevarsi.

Guardando al futuro
Il Recovery Plan for Europe si basa su due strumenti profondamente innovativi.
Il primo, denominato Next Generation Eu, è un insieme di diversi strumenti per finanziare la ripresa attraverso una dotazione di 750 miliardi di euro (390 come sovvenzioni e 360 come prestiti).
Il secondo provvede a sostenere questo intervento con l’emissione, dal 2021, di titoli obbligazionari europei, da rimborsare dal 2028 al 2058, garantiti da un bilancio europeo rafforzato che prevede l’introduzione di nuove “risorse proprie” dell’Unione, quali la carbon tax (per abbassare l’emissione di CO2 nell’atmosfera), la web tax (sui giganti del web che pagano tasse irrisorie), la tassa sulle transazioni finanziarie e nuove misure per contrastare i paradisi fiscali e il riciclaggio del denaro.
Al di là delle cifre e degli strumenti introdotti, è importante comprendere tre punti fondamentali: l’obiettivo che si vuole perseguire; la portata di questi cambiamenti per l’Unione; la “filosofia politica” che anima questi obiettivi e i cambiamenti introdotti.

Obiettivo veramente “europeo”
L’obiettivo è risollevare l’Europa orientandone lo sviluppo sia verso un’economia sostenibile (European Green Deal) per contrastare la crisi ambientale, sia verso il mercato unico digitale per gestire la nuova rivoluzione tecnologica. Queste due scelte erano già nel programma della Commissione: la pandemia ha solo accelerato il loro approntamento perché ha reso evidente che molti modelli produttivi, sociali, comportamentali e comunicativi vanno orientati diversamente affinché la specie umana possa sopravvivere in un rinnovato rapporto con la natura. Questa consapevolezza si è manifestata con più forza in Europa perché nel nostro continente è più forte la crisi dei vecchi Stati nazionali, non più in grado di dare risposte alle sfide del tempo. «Gli Stati nazionali non sono più la risposta», hanno ripetuto in questi mesi Angela Merkel, leader del Paese più importante dell’Ue, e la stessa Ursula von der Leyen, espressione del “governo europeo”: due donne che personificano una sorta di trasfigurazione della politica che, da nazionale, sta diventando europea.

Scelte di portata epocale
Il Trattato di Maastricht (1992) doveva creare una “Unione economica e monetaria” (Uem), ma, all’epoca, si fece solo la moneta (euro), mentre la politica economica restò una prerogativa esclusiva degli Stati nazionali. L’Uem restò dunque “zoppa” e non fu perciò in grado di fronteggiare la crisi finanziaria ed economica del
2007-2008 con una politica di investimenti.
Gli Stati “deboli” furono indotti a rigide manovre di bilancio all’insegna dell’austerità.
Ora, invece, con i nuovi strumenti predisposti dal Recovery Plan (debito pubblico europeo, risorse proprie per l’Unione e bilancio rafforzato) si rimedia alla “zoppia” di Maastricht e si comincia a dotare l’Unione di una politica economica comune: investimenti europei per contrastare la recessione, sviluppo economico sostenibile economicamente e socialmente, una politica industriale trainata dalla ricerca scientifica e dallo sviluppo tecnologico. È questa l’ossatura di un’Unione economica che sta prendendo forma e che si affianca a quella monetaria. Sotto quest’aspetto, il Piano è rivoluzionario: segna l’inizio di una capacità fiscale europea, che si aggiunge e funziona parallelamente a quella degli Stati membri. I poteri federali “impliciti” dell’Ue l’hanno resa possibile senza riformare i Trattati.

Filosofia “federale”
La costruzione di una politica economica europea deve poggiare su una “filosofia comune” dell’agire, che richiede una fiducia reciproca tra Stati e istituzioni europee. Con i compromessi del Consiglio Europeo e l’accordo del 21 luglio è emersa una visione comune che può essere così sintetizzata: ci può essere una solidarietà europea se c’è un controllo comune sull’impiego delle risorse.
Solidarietà e controllo sono le due parole chiave per comprendere come saranno gestiti i 750 miliardi di euro destinati alla ripresa dell’economia. Possiamo essere solidali se siamo in grado di controllare le risorse comuni che destiniamo allo sviluppo. Poiché riconosciamo che lo sviluppo della parte più debole dell’Unione è nell’interesse di tutta l’Unione, allora è l’Unione che deve poter controllare le risorse destinate a una sua parte. È questo il fondamento politico che il Recovery Plan introduce per l’Europa: nasce, di fatto, un governo europeo dell’economia su basi federali.

Benefici oltre l’Europa
Gli obiettivi del Recovery Plan non valgono solo per l’Europa ma anche per il mondo, che dovrebbe fronteggiare in modo cooperativo e non conflittuale sia la questione ambientale sia la rivoluzione tecnologica. Una Ue leader nella transizione energetica e attenta a scrivere le regole della rivoluzione digitale aiuta a far emergere la necessità di costruire una “sovranità globale” su alcuni beni pubblici, al servizio di tutta l’umanità.

Last modified on Venerdì, 02 Ottobre 2020 13:45

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