Mercoledì, 28 Aprile 2021 19:16

Sorellanza per il pianeta

Sheila Kinsey, statunitense, delle Suore Francescane Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, è la segretaria esecutiva della Commissione Uisg di Giustizia, pace e integrità del Creato (Gpic) e coordinatrice dell’iniziativa “Seminare speranza per il Pianeta”.
Impegnata da decenni nel Movimento globale sul cambiamento climatico, subito dopo la pubblicazione della Laudato si’ ha proposto una campagna di sensibilizzazione sull’enciclica, presentata ufficialmente all’assemblea Uisg del 2016.
Il titolo dell’iniziativa riprende il tema di quella plenaria, “Seminatrici di speranza profetica”, e il suo obiettivo è creare una rete tra le congregazioni femminili già impegnate nell’ecologia e nella “integrità del Creato” e invitare quelle che ancora non lo sono a nominare una religiosa referente.
Oltre a coinvolgere le costellazioni della Uisg e le loro articolazioni territoriali, suor Sheila ha stabilito una feconda collaborazione con il dicastero per lo Sviluppo umano integrale, di cui ora è consigliera e con cui, in stretta collaborazione con il Movimento cattolico globale per il clima, sta sviluppando la Piattaforma d’Azione Laudato si’.
Suor Sheila ci parla dell’impegno della Uisg nel promuovere l’ecologia integrale.

Si parte da lontano...
Molte congregazioni femminili si sono impegnate nella questione ecologica ben prima della pubblicazione della Laudato si’. Quelle ispirate a san Francesco d’Assisi, proclamato patrono dell’ecologia da Giovanni Paolo II nel 1979, hanno attinto alla spiritualità francescana, altre sono state motivate dalla comunità scientifica, che ha ripetutamente denunciato l’allarmante degrado del Pianeta. Per decenni, molte congregazioni religiose hanno avuto uffici di giustizia e pace che si sono concentrati sulla questione sociale, mentre la tematica ambientale era sviluppata separatamente nell’impegno ecologico: era necessario fare ponte fra i due ambiti, e dagli anni Novanta molti istituti religiosi hanno creato al loro interno gli uffici di Giustizia, pace e integrità del Creato (Gpic).

Spunti dalla Laudato si’
Papa Francesco ha suggellato il nesso fra questione sociale e questione ambientale: la sua enciclica Laudato si’ ha chiarito, motivato e coinvolto maggiormente noi religiose e anche altre organizzazioni sull’urgenza di realizzare un’ecologia integrale. Ha rilanciato la gravità della situazione e la necessità di agire. Anche la Uisg ha risposto al suo appello.
Ogni congregazione religiosa tende a privilegiare un capitolo dell’enciclica piuttosto che un altro in base alla propria finalità, ma anche in relazione a specifici eventi o a periodi particolari.
In generale la Laudato si’ adotta la metodologia del “vedere, giudicare, agire”, che noi religiose abbiamo utilizzato fin dall’inizio per sviluppare il nostro impegno di giustizia, pace e integrità della creazione. Il capitolo I dell’enciclica, che parla della Terra come “casa comune”, ma anche tutti i paragrafi che rivelano l’intima connessione degli ecosistemi e la necessità di agire a livello globale sono per noi particolarmente significativi.

Presa di coscienza
Abbiamo apprezzato molto il paragrafo 9, che cita il patriarca ortodosso Bartolomeo: la crisi ambientale ha radici etiche e spirituali. Per non limitarsi a curare i sintomi, le soluzioni non possono essere soltanto tecnologiche e scientifiche, devono investire anzitutto una profonda conversione degli esseri umani e dei loro stili di vita: sostituire il consumo con la sobrietà, l’avidità con la generosità, lo spreco con la condivisione. Come precisato da Bartolomeo, si tratta di adottare un ascetismo che «significa imparare a dare, e non semplicemente a rinunciare. È un modo di amare, di passare gradualmente da ciò che io voglio a ciò di cui ha bisogno il mondo di Dio. È liberazione dalla paura, dall’avidità e dalla dipendenza».
È importante diventare sempre più consapevoli, «prendere dolorosa coscienza, osare trasformare in sofferenza personale quello che accade al mondo» per riconoscere il contributo che ogni persona può offrire, a partire dalla propria cultura, esperienza e capacità.

Molti paragrafi della Laudato si’ enunciano il nesso fra cura per la natura e cura per il prossimo, l’interdipendenza di tutte le forme di vita, e la necessità di pensarci come un mondo unico, in cui sviluppare una solidarietà globale.

Scelte concrete
Nel 2016 la Uisg ha avviato un programma che accompagna e incoraggia passi di conversione ecologica nelle congregazioni religiose, “Seminare speranza per il Pianeta” e gli incontri internazionali delle commissioni Gpic sono all’origine degli impegni assunti da varie congregazioni religiose. Da decenni alcune sono attive nelle campagne di disinvestimento dalle fonti fossili, altre invece hanno coniugato fede e conversione ecologica in tempi molto recenti e cercano ancora di informarsi e formarsi su cosa sia l’ecologia integrale.

Le attività sono alquanto diversificate: ogni congregazione, in generale, sviluppa ciò che già realizza per la sua specificità “carismatica”, ovvero per la sua finalità. Le congregazioni impegnate nell’educazione, per esempio, promuovono principalmente iniziative nelle loro scuole. Le attività messe in rete dalla campagna “Seminare speranza per il Pianeta” sono semplici, facili da gestire e sufficientemente flessibili da potersi adattare a contesti diversi. Inoltre è importante che siano radicate nella dimensione spirituale, per sostenere nel tempo la motivazione di continuare a realizzarle.

Esperienze dal mondo
Ci sono congregazioni che misurano la propria impronta di carbonio: le Suore della Santa Croce, per esempio, misurano l’emissione di gas serra generata dai loro viaggi, sia per diventarne più coscienti sia per destinare l’equivalente di quanto inquinano a progetti di riforestazione, energia pulita ed efficientamento energetico, ovvero hanno creato un “Fondo per ridurre l’impronta di carbonio”.
In Ghana, dove la raccolta di rifiuti non è organizzata, l’ufficio Gpic della congregazione ha contribuito ad avviare un progetto che raccoglie plastica, che spesso intasa le vie di scolo e causa disastrosi allagamenti quando piove, la differenzia e la invia a un impianto di riciclo. Dal 2017 ne ha raccolto quasi 7 tonnellate e i proventi della vendita del materiale agli impianti di riciclo ha permesso di dare lavoro alle persone coinvolte nella raccolta differenziata. È previsto che il progetto si espanda a due altre diocesi e permetta di triplicare la raccolta di plastica entro il 2021.

Continua...

Last modified on Mercoledì, 28 Aprile 2021 19:25

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