Giovedì, 24 Gennaio 2019 20:40

Castelnuovo di Porto: abbrutimento culturale e tocchi di umanità

22 gennaio 2019, ore 15.30: ricevo un messaggio allarmante.

Lo inoltra una cara amica che vive vicino a Castelnuovo di Porto. È scritto da un’impiegata di quel Comune, che lo divulga rapidamente sui social.

Cerco verifica. Chiamo un’operatrice della Caritas locale, che conferma il contenuto del messaggio: «Martedì 22.01.2019. il Ministero dell'Interno manderà l'esercito a sgomberare il centro rifugiati che si trova nel Comune dove lavoro. Verranno portate via 320 persone. … Non c'è stata nessuna comunicazione. Il tutto è stato organizzato in 24 ore. Sappiamo solo che i ragazzi verranno dislocati in altre Regioni, ma non sappiamo dove li ricollocheranno, in quale città, in che tipo di struttura..... I migranti sono stati avvisati solo oggi che domani mattina alle 9:00 verranno portati via, dopo anni di integrazione… Stiamo organizzando una marcia silenziosa che partirà alle 17:00 dalla Chiesa di Santa Lucia. La marcia silenziosa non ha nessun colore politico».

L’operatrice Caritas precisa anche ulteriori dettagli: la cooperativa che gestisce il Cara aveva già ricevuto comunicazione che l’appalto terminava a fine gennaio 2019. I nuclei familiari presenti non sono stati separati, ma il modo in cui sta avvenendo il trasferimento è decisamente traumatico: bambini e bambine strappati dalle classi scolastiche senza neppure avere il tempo di salutare i loro giovanissimi “colleghi”. Chi aveva da ritirare l’esito di accertamenti medici ha chiesto a persone del luogo di ritirarlo a suo nome. E che dire di chi aveva già trovato lavoro?

Il 23 gennaio Radio 3, in “Tutta la città ne parla”, ha dedicato alla vicenda un interessante approfondimento: Cosa succede a Castelnuovo di Porto.

Prospettive diverse si confrontano con toni pacati: l’affitto dell’immensa struttura, invero troppo grande per le 548 persone accolte, terminava a fine gennaio. Il Cara di Castelnuovo, definito “carnaio” da Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno e delegato Anci alla finanza locale, non era ideale per favorire l’integrazione e non aveva neppure impianti a norma. Prima che la gestione venisse assunta dalla cooperativa Auxilium, il Cara era gestito dalla Cooperativa 29 giugno, tristemente nota per “mafia capitale”. La scelta di ricollocare le persone ospitate in strutture più piccole risponde alla necessità di razionalizzare i costi, ma il modo in cui la legge Salvini è stata applicata è semplicemente disumano.
Gianfranco Schiavone, vicepresidente Asgi (Associazione di studi giuridici sull’Immigrazione), lo esprime con chiarezza: «Le persone non sono pacchi postali; la legge precisa che gli spostamenti sono possibili per “motivate ragioni”. Queste non possono essere le modalità».

«Si potrà mai arrivare a un ragionamento non polarizzato e fazioso?», chiede il conduttore. Maurizio Ambrosini, docente di Sociologia dei processi migratori e sociologia urbana all’Università di Milano risponde: «I profughi dall’Africa sono l’incarnazione delle insicurezze portate dall’attuale clima economico. Siccome è difficile prendersela con poteri astratti e lontani, come i lupi di Wall Street e i “geni” della finanza, chi sbarca sulle nostre coste paga il conto dell’insicurezza globale che si sperimenta da anni anche in Europa».

L’operatrice della Caritas conclude la nostra conversazione con una domanda diretta a Matteo Salvini: «Prima gli italiani? E i 120 lavoratori con contratto a tempo indeterminato della cooperativa Auxilium? Sono italiani con relative famiglie, e forse perderanno il posto di lavoro. Oltre al dramma dei migranti sradicati, metta in conto anche questo!».

La marcia silenziosa, divulgata nel messaggio circolato sui social, ha avuto luogo.
Al di là della manifestazione, alcune famiglie stanno già aprendo la propria casa per permettere a coloro che dal Cara avevano sviluppato legami vitali con il territorio di non doverli improvvisamente recidere.

Ragionare in termini astratti e ideologici genera reazioni inconsulte di “abbrutimento culturale”, ma guardare le persone negli occhi genera “tocchi di umanità”.

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Il Centro di Comunicazione Combonifem è un stato costituito a Verona dalle Suore missionarie comboniane nel 2008.

Attraverso una rivista, un sito web e social media correlati promuove la dignità di ogni persona nel rispetto delle differenze di genere, di cultura e di religione, per far crescere società inclusive attente al bene comune.

Il nome stesso, “Comboni-fem”, esprime il valore della prospettiva femminile nella comunicazione ...

 

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