Mercoledì, 27 Febbraio 2019 21:11

Violenza sulle donne e giudizi sugli uomini

L’Antico Testamento, nel suo complesso, non è un testo edificante ma uno specchio nel quale possiamo confrontarci con quelle parti di noi che tendiamo a nascondere e a censurare, mentre possiamo modificarle solo se le guardiamo con coraggio. Questo contributo, su donne e violenza nei testi biblici, invita a rifuggire da una lettura ingenua della Scrittura e in particolare dei racconti della violenza perpetrata contro le donne

Davanti all’Antico Testamento, questo sconosciuto, chi legge può provare fastidio: spesso il cristiano praticante, definizione di carattere sociologico che nulla dice del reale rapporto tra il credente e la Scrittura, conosce i testi biblici che si leggono nella liturgia e quindi rimane sorpreso quando scopre, ad esempio, le storie di Tamar, violentata dal fratellastro Amnon (2Sam 13,1-22), o la vicenda davvero drammatica della concubina del levita, violentata da un gruppo imprecisato di uomini per una notte intera e infine tagliata a pezzi dal marito (Gdc 19).

Si tratta di brani esclusi dalla liturgia, dalla catechesi e dalle letture dei gruppi biblici, che possono confermare l’idea, peraltro errata, che l’Antico Testamento sia superato, culturalmente datato, legato ad una fase della rivelazione divenuta quasi obsoleta, soprattutto se considerata alla luce del compimento evangelico.

Confrontarsi con i racconti sopra menzionati può ingenerare anche scoraggiamento o addirittura un senso di vaga disperazione, perché appaiono tristemente attuali: potrebbero addirittura essere tratti dai quotidiani che leggiamo ogni giorno! Come direbbe Qoelet, «non c’è niente di nuovo sotto il sole!», e questo contraddice la nostra idea, di origine vagamente illuminista, che la civiltà umana progredisca “naturalmente” verso il bene, emancipandosi dalla violenza e da altre “imperfezioni”.

Nel Nuovo Testamento non si trovano racconti di analoga violenza perpetrata nei confronti delle donne, e per questo motivo ci concentriamo soprattutto sull’Antico Testamento. Come spiegare questa differenza? Chi legge può avanzare le sue ipotesi; qui facciamo solo notare che il Nuovo Testamento ha un carattere esplicitamente escatologico: il tema della fine (del mondo, del presente eone, ecc.) legata alla seconda venuta del Cristo è molto evidente, e in questa prospettiva gli elementi mondani tendono ad essere relativizzati.

Interpretare per comprendere
La questione della violenza di cui parla l’Antico Testamento, soprattutto quella esercitata contro le donne, chiede di interpretare i testi, evitando di leggerli in maniera fondamentalistica. Anche questa osservazione è banale, ma non così scontata se confrontata con tante affermazioni, di taglio giornalistico o divulgativo, che vanno nella direzione opposta, suggerendo per esempio l’idea che l’Antico Testamento possa essere usato come una sorta di arma impropria per giustificare la violenza attuale che, in maniera preoccupante, prende come suo bersaglio favorito le donne, soprattutto quelle che appartengono alla cerchia famigliare (mogli, ex-mogli e fidanzate in primis).

Interpretare i testi vuol dire comprendere il senso che essi intendono comunicare e il modo in cui lo fanno (il genere letterario dei racconti, lo sviluppo narrativo dei testi, il vocabolario usato, i legami intertestuali, ecc.). Questo è un punto di fondamentale importanza: esige di uscire da una lettura ingenua dei racconti biblici che, grazie agli strumenti oggi a disposizione anche di chi non abbia fatto studi teologici, può favorire un approccio corretto alla Scrittura. Come spesso si dice, infatti, è necessario rispettare la distanza che intercorre tra noi, lettori e lettrici del XXI secolo, e i testi biblici, scritti secoli fa all’interno di culture tanto diverse da quella occidentale moderna. Non basta essere credenti, cioè condividere l’esperienza dello Spirito che ha mosso sia gli autori antichi che coloro che oggi leggono, per superare il gap culturale che ci separa da tutta la Bibbia e non solo dall’Antico Testamento.
Per fare un esempio legato al mondo italiano, noi leggiamo la Divina Commedia, scritta nel 1300, usando le note a piè di pagina, senza pretendere di comprendere immediatamente questo testo, neanche troppo antico, solo perché siamo italiani!

Due esempi fra i tanti
I testi che potrebbero essere citati sono numerosi, e superano ampiamente i limiti di spazio assegnati a questo articolo. Alcuni esempi, scelti purtroppo fra tanti, illustrano un aspetto particolare del nesso fra Antico Testamento e violenza sulle donne.

La storia di Dina (Gen 34)
La storia di Dina è stata oggetto di numerosi studi e di altrettanto varie interpretazioni: Dina è stata violentata o era consenziente? Sichem la ama e la vuole sposare o è un violentatore che nutre sentimenti per la sua vittima? Come giudicare il comportamento passivo di Giacobbe e le azioni violente di Simeone e Levi, fratelli di Dina? Sono degli eroi o dei fedifraghi, che approfittano della debolezza dei Sichemiti per imbrogliarli e ucciderli?

Continua...

Last modified on Sabato, 02 Marzo 2019 14:16

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