Giovedì, 15 Novembre 2018 14:22

Oltre la separazione

Possono una religione e i suoi principi costituire la motivazione o, peggio ancora, la giustificazione di qualsiasi forma di violenza? Se per religione intendiamo un insieme di regole, elaborate e assemblate nel corso della storia da una cerchia di persone, forse la risposta potrebbe essere affermativa, ma allora in questo caso non si dovrebbe più chiamare in questo modo!

Il Dharma è amore, unità e interrelazione; come potrebbe mai essere causa della sofferenza causata dalla discriminazione di classe, di genere o altro?

Una parola sulle caste
Dharma è armonia, è ciò che accomuna tutti gli esseri viventi; per sua natura stessa è identità profonda. Basterebbe già questo a demolire ogni distinzione di casta, ogni motivazione di odio o di lontananza tra persone. Il compito dell’essere umano è proprio quello di riscoprire questo principio unificante.

Il sistema delle caste è un sistema sociale indiano, abolito ufficialmente dalla Costituzione indiana nel 1947, derivato, all’origine, dai principi di una suddivisione della società in base alle diverse qualità dell’individuo da cui derivavano i doveri specifici di ogni ruolo sociale. Questa suddivisione, chiamata varna ashrama, si stabiliva in base alle attitudini o “colori” della mente. Non era dettata dalla nascita, quindi non si basava sulla discriminazione, ma sulle diverse capacità individuali. Era dunque funzionale all’ordine sociale.

In seguito, un insieme di fattori non religiosi rese questo sistema rigido e separatista. Nel tempo, il sistema fu condannato da molti riformatori indù e, nell’India contemporanea, nessuno difende questa discriminazione. La religione, nel senso più vero del termine, è una via per realizzare Dio, perciò non dovrebbe mai giustificare la prevaricazione e la violenza perpetrate in suo nome. Tutto ciò che crea separazione tra gli esseri umani non è religione, bensì follia dell’egoismo umano.

Inno alla nonviolenza
Il vero spirito dell’induismo è l’ahimsa, il “non nuocere” ad alcun essere in ogni azione, pensiero e parola. Nel Mahabharata si legge «La nonviolenza è il sommo bene». Ahimsa, tra le etiche indù, è quella fondamentale per realizzare la pace. In sanscrito il termine che indica la pace, shanti, ha un significato molto ampio, infatti indica non l’assenza di conflitto quanto uno stato di armonia interiore che è la vera natura dell’essere.

Purtroppo, l’osservazione della società odierna testimonia quanto tale valore sia disatteso, anzi tradito. Oggi la violenza si riversa in ogni campo del vivere, basti pensare alle atrocità perpetrate nei confronti delle donne, dei bambini e delle bambine, degli animali e dell’ambiente. L’elenco sarebbe molto lungo.

Uno sguardo alle culture e alle società umane, indipendentemente dalle loro religioni, mostra quanto queste siano pervase di violenza. Verrebbe dunque da concludere che il problema non è la religione, ma l’elaborazione che l’essere umano, vincolato e oscurato dall’ignoranza, ne fa in base ai suoi comodi e ai suoi fini egoistici e individualistici. La discriminazione non è prerogativa di un determinato ceto sociale o di un’appartenenza etnica, perché la violenza è trasversale a tutte le culture e a tutte le condizioni di vita. Quello che forse cambia sono i modi, l’intensità e le modalità con cui si attua. Ogni abuso, ingiustizia e malvagità lede il principio stesso della vita e denigra non solo chi la subisce ma anche chi la perpetra.

Semi di convivenza
Oggi le migrazioni e il conseguente contatto tra popoli diversi fa sorgere urgenze identitarie nuove, che trovano nella religione una risposta alla preoccupazione di essere sopraffatti da altre culture.

Continua...

Last modified on Lunedì, 26 Novembre 2018 21:18

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