Giovedì, 06 Dicembre 2018 09:12

Religione: intrecci di pluralismo

La religiosità delle persone, ovvero la religione cui una persona aderisce, è un aspetto interessante e nel contempo difficile da indagare.

Si possono considerare varie modalità di adesione alla religione. Semplificando, qui consideriamo tre diverse dimensioni, che possono essere compresenti o meno nella stessa persona:
• la dimensione dell’identificazione pubblica;
• la dimensione della credenza intima;
la pratica effettiva della propria fede.
La dimensione dell’identificazione pubblica, connessa alla definizione della propria identità, è basata anche sulla condivisione dei valori di una specifica religione, senza però che sussista un’effettiva adesione al credo e ai precetti di quella religione.
Vi è poi la dimensione della credenza nei dogmi, che però non sempre coincide con la pratica effettiva.

Fede o pratica religiosa?
La dimensione della fede è interessante, ma anche difficile da esplorare, perché non necessariamente si traduce in atteggiamenti e comportamenti esteriori.
La pratica religiosa, invece, implica l'osservanza dei precetti e la partecipazione alle funzioni religiose. Sebbene sia più semplice da misurare, costituisce soltanto un indicatore dell’adesione intima a una data religione.
In Italia non esistono sistemi strutturati per rilevare l’adesione religiosa da parte della popolazione complessiva, di conseguenza i dati esistenti derivano da ricerche campionarie.
Per alcuni dati relativi al contesto italiano nel suo complesso, riprendiamo brevemente quanto emerso dall’analisi del Pew Research Center*. Nel 2010 l’istituto ha stimato i cristiani all’83,3% della popolazione presente in Italia, immigrati compresi; i non affiliati a una religione, ovvero atei e agnostici, al 12,4% e i musulmani al 3,7%.

Focus sull’immigrazione
Per quanto riguarda la popolazione non italiana, una stima di quanti siano gli immigrati appartenenti a ciascuna religione viene in particolare effettuata dal Dossier Statistico Immigrazione. La metodologia alla base di questa stima è stata consolidata negli anni e si basa sulla dimensione identitaria menzionata sopra, cioè sulla dichiarazione di appartenenza a una specifica religione: riflette un’adesione generica ai valori di quel credo.
Per ciascuna collettività straniera viene riportata la distribuzione delle adesioni alle diverse religioni nel Paese di origine, utilizzando i dati di manuali geografici riconosciuti.

Per alcune nazionalità vengono inoltre operati degli aggiustamenti regionali, se è noto che gran parte degli immigrati di un determinato Paese vengono da una zona in cui le appartenenze religiose differiscono dal dato nazionale.
Questo metodo è una buona stima delle presenze reali, ma non può fornire certezze, anche perché la migrazione stessa, come momento di cambiamento del contesto culturale in cui una persona è immersa, costituisce un’occasione di incontro con culture – e dunque religioni – diverse. Ciò può portare a cambiamenti nel modo di vivere la religione, sia nel senso di un rafforzamento della pratica, anche come reazione a un contesto differente dal proprio, sia di un potenziale affievolimento della stessa, fino alla conversione a un’altra religione.

Oltre i luoghi comuni
La religione cristiana coinvolge più di una persona immigrata su due, e questo fatto spesso non riceve dai media l’attenzione che meriterebbe. Ciò avviene forse perché è più semplice sottolineare la differenza ed evidenziare l’alterità, ma entrambe, sul piano religioso, sono categorie utilizzate per leggere la realtà piuttosto che la realtà stessa.
Sicuramente gli immigrati cristiani si suddividono in diverse denominazioni: vi sono prima di tutto gli ortodossi (1.544.400), poi i cattolici (910.000) e infine le varie Chiese della Riforma (216.800). Emerge una forte varietà di appartenenze, che rispecchia la grande varietà di provenienze straniere in Italia: a inizio 2018 risultavano 193 nazionalità.
In molti casi la condivisione di un credo è terreno per l’integrazione su altri piani.

Continua...

Last modified on Giovedì, 06 Dicembre 2018 09:25

CHI SIAMO

Il Centro di Comunicazione Combonifem è un stato costituito a Verona dalle Suore missionarie comboniane nel 2008.

Attraverso una rivista, un sito web e social media correlati promuove la dignità di ogni persona nel rispetto delle differenze di genere, di cultura e di religione, per far crescere società inclusive attente al bene comune.

Il nome stesso, “Comboni-fem”, esprime il valore della prospettiva femminile nella comunicazione ...

 

Leggi Tutto

Instagram

YOUTUBE

All for Joomla All for Webmasters
Utilizziamo i cookies per facilitare una migliore esperienza sul nostro sito. Se continui la navigazione riteniamo confermato il tuo assenso. Clicca qui per sapere di più sulla policy.