Sabato, 07 Dicembre 2019 15:57

Ha senso parlare di diritti umani quando…

Condivisione di luoghi, di culture, di fede e, prima di tutto, condivisione di diritti. E perché no, anche di doveri. Se ciò non avviene, ha senso parlare di diritti umani?

Il 10 dicembre sarà celebrata in tutto il mondo la Giornata dei diritti dell'uomo.

Ma ha senso parlare di diritti umani quando in molti paesi del mondo manca il diritto alla vita, alla salute, all’educazione alla libertà? Forse questa volta dobbiamo andare oltre le celebrazioni e iniziare a costruire concretamente una politica mondiale di accoglienza e di equità, che superi la paura e la diffidenza.

Sono decine i paesi in balia di conflitti e crisi umanitarie e in altrettanti è ancora ammessa e praticata impunemente la pena di morte o la schiavitù.

Ha senso parlare di diritti umani quando la tratta cinese delle donne pachistane continua silenziosa? Sono 629 le donne pachistane, per la maggior parte cristiane, inviate in Cina per essere date in sposa a facoltosi individui, e spesso costrette a subire violenze e abusi.

O ancora, ha senso parlare di diritti umani quando la malaria continua a contagiare milioni di persone ogni anno? Sono più di 400mila le vittime di questa malattia, molti dei quali sono bambini e tantissimi di loro vivono in Africa. Perché è lì che la lotta contro la malaria si è fermata. Nel 2018 sono stati stanziati 2,7 miliardi, confronto ai 5 che erano necessari per finanziare la strategia globale.

L'Oms ha dunque esortato le nazioni e i governi donatori nei paesi colpiti dalla malattia a intensificare la lotta. I casi nel 2018 sono leggermente diminuiti, attestandosi a 228 milioni da circa 231 milioni nel 2017, e il numero di morti è calato a 405mila da 416mila nel 2017, ma i progressi poi hanno rallentato e i numeri si stanno stabilizzando a un livello inaccettabilmente alto.

Ma non serve andare tanto lontano visto che anche in Italia ampie fasce di popolazione devono combattere ogni girono per vedere garantiti quelli che dovrebbero essere diritti. La scorsa settimana è stato presentato a Torino il Rapporto Caritas Migrantes, che fotografa la vita degli stranieri in Italia, sotto il 9% della popolazione. I flussi migratori si stanno spostando e le richieste d’asilo stanno diminuendo, ma allora perché si continua a stressare il tormentone terroristico del Paese preso d’assalto dagli immigrati?

Il Rapporto ha indagato la vita quotidiana dei migranti che popolano l’Italia insieme a noi, per capire quali lavori svolgono, quali scuole frequentano, quali religioni praticano, e così via. Circa 4 milioni (la maggior parte degli adulti) svolgono lavori regolari. Basterebbe solo questo per capire che non è più il tempo dell’accoglienza, ma della convivenza stabile.

Condivisione di luoghi, di culture, di fede e, prima di tutto, condivisione di diritti. E perché no, anche di doveri. Se ciò non avviene, ha senso parlare di diritti umani?

Last modified on Sabato, 07 Dicembre 2019 16:05

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