Domenica, 01 Dicembre 2019 17:38

Rivoluzione pratica

Il 25 novembre si è celebrata la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.
Da Bruxelles all'India, da Ginevra al Sudamerica, passando anche per l'Italia sono state tante le iniziative, i sit-in e i cortei per accrescere la consapevolezza del fenomeno.

In Belgio, ad esempio, le manifestanti hanno mostrato dei cartelli con i nomi delle donne uccise, in Messico migliaia di attiviste bendate si sono riunite contro la violenza sulle donne, all’aeroporto di Fiumicino si è tenuto un flash mob di flamenco, in India invece, un’attivista ha svelato un murale dedicato alla sicurezza delle donne a casa, nel posto di lavoro e nei luoghi pubblici.

Nonostante ciò che si pensa, il tema della violenza contro le donne è ben lungi dall'essere un argomento ben affrontato in ogni aspetto. I dati purtroppo dimostrano che la violenza permane, ed è violenza fisica, verbale, psicologica, sociale (allarmante, a questo proposito, l'ultimo report Istat Conciliazione tra lavoro e famiglia/Anno 2018).

Ma al di là delle manifestazioni estemporanee, bisogna iniziare a praticare la nostra rivoluzione dal quotidiano. In ogni piccolo angolo del mondo.

In Sudan, ad esempio, proprio in questi giorni si festeggia l’istituzione dell'Unità per la lotta alla violenza contro donne e bambini. Oltre allo scioglimento, proprio in questa settimana, del partito dell’ex-presidente Omar al-Bashir e all’abrogazione di una serie di leggi utilizzate per regolare il comportamento delle donne, in particolare la legge ispirata alla Sharia. Da anni questa legge vietava alle donne di vivere quotidianamente in libertà attraverso l’obbligo, ad esempio, di coprire abiti e capelli e non fare uso di alcolici. Il rischio era di incorrere in gravi pene detentive, multe, sferzate e confisca di beni.

Per decenni gli attivisti hanno denunciato la legge sull'ordine pubblico, sostenendo che il suo linguaggio vago ha dato alla polizia un margine di manovra per perseguire le donne, che in seguito hanno svolto un ruolo cruciale nelle proteste di massa che sono culminate nel rovesciamento di al-Bashir ad aprile. Il gruppo per i diritti umani con sede a Londra ha anche invitato il governo di transizione a rovesciare altre clausole repressive nelle leggi penali come articoli che dettano il codice di abbigliamento femminile e frustate come una forma di punizione.

Amnesty International ha accolto con favore l'abrogazione della legge come "un passo avanti per i diritti delle donne".

Non possiamo che gioire anche noi. Sperando che questo sia solo uno dei tanti traguardi per gli uomini e le donne di questo Paese.

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Il nome stesso, “Comboni-fem”, esprime il valore della prospettiva femminile nella comunicazione ...

 

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