Martedì, 29 Dicembre 2020 08:40

Ritratto di signora. Istruzioni per l’uso

Tra il titolo rubato a un romanzo di Henry James e un tipico foglietto di istruzioni per elettrodomestici fa capolino il progetto che qui prende avvio: scavare nelle tante storie che compongono la nostra tradizione, estrarne nomi di donne – spesso sepolti, altre volte distorti –, restituire alla cronaca le loro vicende e i loro ritratti. Se infatti a fatica si arriva a restituire a Maria di Magdala un ruolo di discepola e apostola liberandola dalla nomea di peccatrice, al-tre sorprese ci attendono a ogni angolo della Scrittura. Ancora più complessa è la situazione per i secoli successivi: è come se ci fosse una sorta di incantesimo che rende invisibili alcune persone: i poveri, non c’è dubbio, ma fra questi in maniera speciale le donne.

Oltre l’anonimato
Non è facile essere menzionate nei documenti scritti, a maggior ragione perché nel mondo antico si scriveva su supporti costosi e fragilissimi, di papiro o di pergamena. Il paradosso qui è però un altro: alcuni nomi, alcune vicende di donne ci sono: siamo “noi” che non li vediamo, assuefatte a una storia di “armi e cavalieri”.

Grapte, nella Roma cristiana della prima metà del II secolo, non solo viene nominata in uno scritto conosciuto, ma le viene affidato un compito, rivelatore di un ruolo importante. Il libro si chiama Il Pastore e contiene un messaggio di conversione, scritto in termini simbolici e visionari da un tale Erma. A un certo punto si legge: «Scriverai due copie del libro e le farai avere una a Clemente e una a Grapte. Clemente invierà la sua fuori, alle altre città, perché questo è il suo incarico. Grapte avviserà le vedove e gli orfani. Tu lo leggerai in questa città, in presenza dei presbiteri che presiedono alla chiesa».

Ritratti da restaurare
Ci sono due figure di riferimento, una per gli uomini – Clemente, molto famoso, tanto che gli sono attribuite anche cose che non ha effettivamente scritto – e una per le donne, Grapte. Non sarebbe strano calcolare entrambi nel gruppo degli anziani, i presbiteri appunto, che vengono nominati dopo. Impossibile, si dirà! Non esistono donne con ruoli di guida nella Chiesa! Dunque, le soluzioni adottate, per lo più inconsapevoli, possono essere: saltare la frase, tanto non è importante visto che Grapte non è famosa; o, se proprio siamo così diligenti da leggerla, la traduciamo subito in qualcosa che ci risponde di più, una buona donna (sia detto senza malizia) un po’ anziana che si occupa dei bisognosi.

Il ritratto della signora, qualunque fosse la sua età, viene deformato in maniera preconcetta.

A questo punto possono servire le istruzioni per l’uso:

• Leggere tutto con attenzione e lasciarsi condurre da un nome all’altro, come seguendo le perle di una collana.

• Conoscere alcune semplici regole della comunicazione antica:
a) «Delle donne per bene si dovrebbe parlare il meno possibile» (Pericle, citato anche da Virginia Woolf). I nomi che affiorano sono dunque la punta di un ice-berg. Non possiamo ricostruire la parte sommersa inventando, ma neanche pensare che non esista;
b) “lin-guaggio androcentrico”: si parla delle donne quando creano un problema o per screditare il gruppo che le ospita e le lascia parlare.

• Non lasciarci fuorviare dall’idea che non abbiamo una storia importante alle spalle, saremmo nane… sulle spalle di nanette (per rovesciare il famoso detto): falso!

I ritratti di signora si moltiplicheranno, consegnandoci una storia meno polverosa: provare per credere!

Last modified on Martedì, 29 Dicembre 2020 08:44

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