Mercoledì, 22 Novembre 2017 12:45

Verso una rivoluzione della cura

Chi ha detto che l’economia debba essere appannaggio di pochi addetti ai lavori, che parlano un gergo spesso incomprensibile e adorano indici di borsa che schizzano o precipitano al ritmo vorticoso di speculazioni finanziarie impazzite? Dal vissuto quotidiano emergono le obiezioni che Riane Eisler solleva sui sistemi economici dominanti. Questo articolo le presenta in modo sintetico.

Riane Eisler ci pensava da anni. Dopo aver sondato le dinamiche dei millenni di evoluzione umana e culturale, sintetizzate nel suo libro Il calice e la spada, la sua ricerca, che spazia dalla storia all’antropologia, dalla psicologia alla politica, si concentra sull’economia. Perché, a suo dire, «senza modificare i sistemi economici attuali non è possibile garantire a noi e alle generazioni future una vita prospera».

A coronamento della sua lunga riflessione, che ha attinto a contributi di molteplici donne e uomini che condividono con lei lo spirito di ricerca, nel 2007 pubblica La vera ricchezza delle nazioni. Creare un’economia di cura.

Il titolo richiama con tocco critico il famoso trattato La ricchezza delle nazioni, pubblicato nel 1776 in Gran Bretagna da Adam Smith, filosofo morale e teorico dell’economia di libero mercato. Nel 1779 lo stesso aveva dato alle stampe il meno noto La teoria dei sentimenti sociali, in cui sottolineava l’importanza dell’empatia e dell’altruismo per la crescita della società umana.
La Eisler richiama entrambi i trattati di Smith, che, come lei, non era un economista. Da “non addetta ai lavori”, ripensa l’economia a partire dalla propria esperienza di vita. Dell’infanzia ricorda la fortunosa fuga da Vienna dopo che sua madre era riuscita a far rilasciare suo padre, arrestato dai nazisti perché ebreo. Rammenta la vita da esule a Cuba e quella da rifugiata negli Usa; e il suo essere sposa, madre e nonna in una relazione di mutuo rispetto.

Porsi domande
Perché il lavoro di un idraulico costa molto più di quello di un’educatrice d’infanzia? Perché la cura della famiglia, prevalentemente delegata alle donne, non contribuisce al Prodotto interno lordo, il famoso Pil, tanto caro agli economisti? E perché il prendersi cura di sé, della comunità di appartenenza e del pianeta che ci ospita è conteggiato come “costo” piuttosto che come “beneficio”?
La risposta è che i sistemi economici dominanti, sia capitalista che comunista, hanno ignorato il lavoro più importante, quello di cura, che produce la risorsa più preziosa per le nostre economie: il capitale umano.

Una nuova mappa economica
Per ovviare a tale grave distorsione, Riane Eisler propone una mappa economica più inclusiva, costituita da sei settori.

1° settore: la famiglia. Ritenuta tradizionalmente un’unità di consumo, costituisce invece la principale unità produttiva. Il “capitale umano di alta qualità”, così vitale nell’economia post-industriale, ne è il frutto prezioso.

2° settore: il servizio non retribuito alla comunità. Le reti sociali, la crescita dei villaggi e dei quartieri sono promosse anzitutto da attività di cura rese gratuitamente.

3° settore: il mercato. Da secoli fatto oggetto di analisi e studi, non esisterebbe senza i primi due settori. Ha indebitamente monopolizzato l’attenzione.

4° settore: attività illegali. Il traffico di droga, di persone, e parte del traffico delle armi, secondo i sistemi economici dominanti produce “ricchezza” e contribuisce a far crescere il Pil, in realtà distrugge la vita.

5° settore: lo Stato. Con leggi e politiche regola gli altri settori e talvolta interviene direttamente su di essi, con sussidi od opere pubbliche.

6° settore: la natura. È elemento portante, perché senza di esso non esisterebbe l’umanità e neppure le altre risorse utilizzate dall’economia di mercato. Eppure, paradossalmente, preservare l’ambiente è considerato un “costo” anziché un “beneficio”, mentre arginare un grave danno ambientale dopo che è avvenuto fa aumentare il Pil. Le attività volte a rimuovere il greggio fuoriuscito dalle petroliere o dalle piattaforme oceaniche ne sono un esempio.

Oltre la gabbia mentale
Le credenze fanno eludere le domande; preservano ciò che non può essere messo in discussione da una determinata società e influenzano ciò che in essa assume valore. Molte culture esaltano la potenza militare e la costruzione di grandi infrastrutture, mentre relegano ai margini il lavoro di cura, definendolo “cosa da donne”: un lavoro che non richiederebbe né qualifiche né riconoscimento. Ma in realtà, cosa ha davvero valore?

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Last modified on Mercoledì, 22 Novembre 2017 20:40

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