Martedì, 09 Giugno 2020 15:51

Non è ripartenza, è un nuovo viaggio

Sperimentazione e creatività fanno parte ora del bagaglio da portare nel nuovo viaggio. Sarà un’altra scuola quella che troveremo: possiamo pensarla e desiderarla migliore - più inclusiva, generativa, interculturale, attenta a tutti e a ciascuno

Non si tratta di una ripartenza dopo cento giorni di sosta, di scuole chiuse e di didattica a distanza. Non si tratta di riprendere un cammino passando da una tappa a un’altra di un percorso già segnato. Si tratterà piuttosto di un nuovo viaggio in una terra per certi versi sconosciuta che richiede bussole, mappe, scelte inedite, cautele, coraggio.

Quattro attenzioni per iniziare il viaggio
Un nuovo viaggio che già dal suo esordio chiede attenzioni, cura e consapevolezze perché i bambini a settembre possano:

- ritrovarsi e imparare a stare insieme in modo diverso, abitando tempi e spazi differenti e diffusi, con posture inconsuete e nuove regole da fare proprie;
- condividere e dare senso al tempo che hanno vissuto, mentre ognuno stava nel proprio angolo di mondo, distanti e separati, alle prese con domande, timori permeanti e spesso indecifrabili;
- ricucire i cammini interrotti, riparare gli apprendimenti che si sono bloccati, innaffiare le parole e i racconti che non hanno appreso e scambiato;
- proteggersi e proteggere gli altri, assumendo la responsabilità dei gesti, delle vicinanze e delle distanze.

Questi strani e aspri cento giorni hanno lasciato in una parte dei bambini segni e vissuti positivi, legati all’apprendimento e alle sollecitazioni varie e multicanale, alla vicinanza affettuosa e attenta dei genitori.

Per altri, tuttavia, gli esiti sono negativi e hanno generato diseguaglianze, vuoti e blocchi nell’apprendimento.
Sappiamo ormai con certezza che le diseguaglianze che si sviluppano presto, anche in età prescolare, lasciano il segno durante tutto il percorso scolastico e nelle scelte di vita.

Come scrive Daniel Pennac: per un bambino “un anno andato in malora è l’eternità in un barattolo”.

Storie di infanzie come tante
Le storie raccolte fra gli insegnanti in questi tre mesi restituiscono ritratti di infanzie diseguali che sono diventate ancora più distanti nel periodo dell’emergenza. Me ne vengono in mente tre, a loro modo esemplari e simili ad altre storie.

Isabel, nove anni, è rimasta per giorni da sola prima che l’insegnante la rintracciasse e capisse la sua situazione. La mamma, badante di un’anziana signora malata di Covid, è stata a sua volta contagiata e ricoverata d’urgenza in ospedale senza poter trovare una sistemazione per la bambina.

Kevin, neoarrivato in Italia e inserito a scuola in gennaio, era alle prese con le difficoltà di apprendimento della nuova lingua quando è rimasto senza scuola, senza parole e ovviamente senza la possibilità di poter seguire le attività a distanza.

Di Nadia, otto anni e prima di quattro fratellini, nulla si sa da fine febbraio; è stata inutilmente cercata dalle sue insegnanti per coinvolgerla nella didattica a distanza, ma mai rintracciata, nonostante i numerosi tentativi.

Isabel, Kevin e Nadia torneranno a scuola con i loro vuoti e con le emozioni che hanno vissuto, con la paura e la solitudine; con il disorientamento e il senso di esclusione.

Accogliere chi accoglie
Ma anche gli insegnanti riprenderanno la scuola e inaugureranno questo nuovo viaggio portando con sé le loro emozioni, le ansie, i vissuti da mettere in comune, i desideri da condividere.

Mai come quest’anno è dunque importante accogliere chi accoglie: trovare il tempo in ogni scuola per riflettere insieme, scambiare domande e dubbi, condividere le scelte per poter poi accogliere le storie dei bambini. Questi sono stati anche, per molti insegnanti, mesi di sperimentazione e creatività, di flessibilità e correzione della rotta in un dialogo a distanza con i bambini e i ragazzi che non si è mai interrotto. Tutte queste acquisizioni e consapevolezze fanno parte ora del bagaglio che portiamo nel nuovo viaggio e che mettiamo in comune.

Sarà un’altra scuola quella che troveremo, sarà sicuramente diversa. Pensarla e desiderarla migliore - più inclusiva, generativa, interculturale, attenta a tutti e a ciascuno - è sfida e compito di tutti. 

Last modified on Martedì, 09 Giugno 2020 16:29

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