Lunedì, 03 Agosto 2020 08:02

Dalla pandemia #unastorianuova

Sono Federica, una giovane insegnante milanese che fa parte di un gruppo di età compresa tra i 18 e i 35 anni: il cammino Gim (Giovani impegno missionario), organizzato dalla famiglia missionaria comboniana.
Il desiderio di vivere la missione nasce durante il mio percorso scolastico, ma prende davvero vita una volta iniziata l’esperienza lavorativa. Trovarmi ogni giorno a contatto con ragazzi e famiglie di ogni tipo mi ha convinto a dedicare tempo ed energia a coloro che sono meno fortunati.
Ho incontrato il Gim grazie a suor Nilma, che mi ha subito fatto sentire accolta e amata per quella che sono. E ho scoperto che tutti, in questo percorso, ci sentiamo abbracciati e guidati nel nostro cammino.

Domande di senso
Da questa esperienza, durata un anno, e dalla quarantena imposta dalla pandemia, è nato un progetto di scrittura collettiva. Abbiamo capito che far parte del Gim ci sprona ad intraprendere la strada di un impegno comune «per costruire il futuro, accomunati dalla fede nel Dio della vita, che ci chiede di mostrare a tutti e tutte la bellezza di un mondo nuovo».
Nell’ottica di cercare un significato a quello che stava succedendo, ma anche una direzione per il nostro domani, collettivamente abbiamo realizzato uno scritto ispirato a due hashtag. Il primo, #hoscopertoche, con il quale ci siamo chiesti cosa avesse sconvolto la nostra quotidianità; il secondo, #unastorianuova, con questa consapevolezza: «Come immagino me stesso/a e il mondo di domani?».

Sogni…
Eravamo in molti, in contemporanea, a scrivere online: due ore piene di emozioni. Abbiamo portato le nostre domande, le fragilità, ma anche i sogni e gli impegni che vogliamo prenderci per il futuro. Sulla base di quello che abbiamo scoperto, siamo in cammino per realizzare una storia nuova a partire dai quattro sogni di papa Francesco in Querida Amazonia.

Il sogno sociale nasce dal riconoscere come “salvatore” il medico, l’impiegato del supermercato, persone spesso dimenticate nella nostra società. Ogni singolo lavoro, se fatto con coscienza, scelto con consapevolezza e vissuto come vocazione e missione, “protegge e costruisce” la comunità. Non solo di “fatturare” vive l’uomo, ma anche di relazioni, di silenzio, di fermarsi. Perciò vogliamo un nuovo patto sociale e fiscale dove non si lasci indietro nessuno: un’alternativa al capitalismo, che investa di più in scuola e sanità e riconverta la produzione di armamenti a servizio del bene comune. Un patto che ricordi il valore etico delle cose e che possa fondarsi sul valore della persona e della comunità.

Il sogno ecologico riguarda l’importanza della nostra Terra. In questa casa nessuno è padrone, ma siamo tutti ospiti e possiamo godere delle meraviglie che ci sono donate, ricercando l’essenziale. Ogni volta che danneggiamo la natura stiamo danneggiando noi stessi. Per questo vogliamo avere una coscienza collettiva, che ci aiuti ad avere maggiore consapevolezza di noi stessi e delle nostre scelte quotidiane. Vivere l’ecologia integrale, contemplando la bellezza della “casa comune”.

Questo virus ci ha rivelato che solo nella sofferenza siamo disposti a cambiare, a fermarci, ad ascoltare e ad aiutare gli altri. I fratelli e le sorelle migranti sono per noi un’opportunità di crescita e di interazione tra i popoli, le culture e le tradizioni religiose. Quindi il sogno culturale si esprime nel promuovere una nuova umanità, creare corridoi umanitari per concedere a persone vulnerabili un ingresso legale in Europa, con visto umanitario e la possibilità di presentare domanda d’asilo. Promuovere il Vangelo della cura, consapevoli che tutti possiamo infettare ed essere infettati. Promuovere una cittadinanza attiva e universale, garantendo i diritti fondamentali per ogni persona.

Il sogno ecclesiale nasce dallo scoprirci fragili, dall’aver incontrato più da vicino le nostre paure e dall’esserci sentiti soli. Abbiamo però riscoperto il valore dei nostri cari e degli amici. Abbiamo scoperto più che mai il valore della fede che ogni giorno ci accompagna nella preghiera.
Abbiamo scoperto che dobbiamo fidarci e affidarci a Dio.
Riconosciamo come fondamentale il valore della vita e promettiamo di guardare alle ferite nostre e altrui per curarle insieme: nessuno si salva da solo. Dunque vogliamo vivere una vita consapevole, amando noi stessi e il prossimo senza paura di mostrare la nostra fede e soprattutto di “sporcarci le mani”. Imparare a perdonare, ad amare, ad accogliere le nostre fragilità come un dono, a valorizzare il nostro Credo e rispettare le opere del Creato: ogni persona è unica e irripetibile, ogni persona merita che la sua storia sia ascoltata e valorizzata. Questo è annunciare e vivere la gioia del Vangelo.

… e impegni concreti
Volevamo che questi sogni non rimanessero parole, che si trasformassero in qualcosa di tangibile. Allora, per ogni sogno, abbiamo deciso di avviare progetti.
Per il sogno culturale abbiamo pensato di realizzare un “fondo di solidarietà” e un “percorso di sobrietà” per fare causa comune con chi è più colpito dalla crisi.
Per il sogno ecologico vorremmo adottare il Vademecum Laudato si’ nelle nostre comunità e famiglie.
Per il sogno culturale, sostenere l’abrogazione dei decreti sicurezza e l’approvazione della regolarizzazione dei migranti “irregolari” e dello ius culturae.
Infine, per il sogno ecclesiale abbiamo ritenuto necessario servire i più poveri, attraverso la Caritas, le reti sociali, ecc., ma con uno stile nuovo di “missione in uscita”, fondato su linguaggi e gesti di umanità.

Io #hoscopertoche
Scrivere questo testo e prenderci questi impegni mi ha aiutato a riflettere su quello che stavo vivendo e a capire che quello che posso fare è davvero importante e non bisogna andare molto lontano per farlo.
Il mio sogno era andare quest’estate in Uganda ad aiutare suor Maria Marrone con i bambini sieropositivi. Ma ho scoperto che sotto casa c’è un emporio della Caritas e mi sono già impegnata a donare il mio tempo a persone in difficoltà che abitano vicino a me, nel mio quartiere.
Quello che sto sperimentando è una gioia grande nel vedere la gratitudine e l’affetto di molte persone, e la grazia di poter essere, nel mio piccolo, un aiuto e un sostegno per queste famiglie.
La mia speranza è che molti e molte possano sentirsi ispirati dal nostro progetto* e osino prendere decisioni coraggiose.

Last modified on Lunedì, 03 Agosto 2020 08:18

CHI SIAMO

Il Centro di Comunicazione Combonifem è un stato costituito a Verona dalle Suore missionarie comboniane nel 2008.

Attraverso una rivista, un sito web e social media correlati promuove la dignità di ogni persona nel rispetto delle differenze di genere, di cultura e di religione, per far crescere società inclusive attente al bene comune.

Il nome stesso, “Comboni-fem”, esprime il valore della prospettiva femminile nella comunicazione ...

 

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