Martedì, 15 Dicembre 2020 21:54

Abbiamo il Next Generation fund

Ma non abbiamo il Plan.

Conte è andato a mani vuote perché non c’è accordo nella maggioranza sulla “governance”, cioè su chi (e come) ha il potere di gestire i miliardi che ci sono stati assegnati, sempre se saremo in grado di presentare una progettazione che preveda le riforme conseguenti, e che convinca l’Ue visto che buona parte sono a fondo perduto. L’Italia poi si è guadagnata da tempo una pessima fama nell’utilizzo dei finanziamenti europei di vario genere perché non è mai riuscita ad accedervi per più del 30 o 40% al massimo.

L’accordo si è trovato con Polonia e Ungheria, per le capacità diplomatiche della Merkel, ma con una preoccupante concessione sullo stato di diritto (separazione dei poteri, indipendenza della magistratura, diritti dei cittadini e cosi via) che potrà non essere applicato fino a quando, tra un anno e mezzo, si voterà in Ungheria. Concessione che ancora una volta, come già con Erdogan e altri dittatori, soprattutto con la Libia e la politica migratoria, il commercio delle armi e gli affari, l’Unione e gli Stati che la compongono dimostrano di non tenere in gran conto i diritti umani. Ieri di soppiatto Macron ha insignito con la Legion d’onore Al Sisi, proprio quando in Italia si chiudeva il processo istruttorio con la prova delle torture inflitte a Regeni. La cosa dovrebbe preoccuparci molto ma Conte ha dichiarato la sua soddisfazione per poter finalmente accedere ai 209 miliardi: “ora dobbiamo solo correre”.

Il giallo del CDM, sospeso alla vigilia del voto in Parlamento sulla riforma del MES, in pieno litigio di maggioranza tra i ricatti di Renzi e la spaccatura dei 5 stelle che sembrava non garantire i voti per approvarla, sospensione giustificata da una falsa notizia sulla positività al Covid della Lamorgese, oggi stranamente rientrata dopo due tamponi negativi, ha sollevato sospetti. La Bozza riservata del 6 dicembre, che in realtà sta girando ovunque dalla sospensione del CDM, ha una premessa di 25 pag. che spiega il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza articolato in 4 linee strategiche: modernizzazione, transizione ecologica, inclusione sociale e territoriale e in 6 missioni: digitalizzazione e innovazione (48,7 mld), rivoluzione verde (74,3), infrastrutture per mobilità sostenibile (27,7), istruzione e ricerca (19,2), parità di genere, coesione sociale e territoriale (17,1), salute (9).

Nelle rimanenti 100 pagine articolano ulteriormente le missioni in obiettivi ma complessivamente la lettura non chiarisce affatto come si riformano settori che hanno peggiorato la crisi con la pandemia e i tagli o le privatizzazioni e tutto il battage di questi mesi sulla semplificazione burocratica non ha prodotto neppure un topolino- Quindi la capacità esecutiva dell’amministrazione centrale e decentrata continua ad essere molto carente. A causa di questo fatto e dei litigi nella maggioranza, anche con le Regioni, Conte pretende 100 esperti e 6 manager per gestire, affiancato da Gualtieri e Patuanelli, nel modo verticistico che ormai ha imposto con la pioggia di DCPM piuttosto che dal CdM e dal Parlamento.

In tutto ciò le proteste femministe non hanno spostato molto dal tempo in cui Borrelli, Protezione Civile, giustificava comitati tecnici, scientifici e task force tutti maschili, come inevitabile dato che i presidenti degli enti sono tutti uomini. Si è fatta invece strada (se ne è parlato in molti webinar, alcune trasmissioni e oggi anche su Marie Claire), dalla petizione europea della verde Alexandra Geese che ha raccolto molte firme, l’idea che il 50% dei fondi debbano andare nelle mani delle donne che sono più della metà della popolazione. E che sono esperte di cura di chi ha bisogno, della società e della natura. Quindi Conte dovrà starci attento perché rischia che la Commissione gli faccia le pulci su tante cose. E noi seguiremo attentamente e proporremo nostri progetti molto concreti.

Fonte

Last modified on Martedì, 15 Dicembre 2020 22:04

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