Venerdì, 02 Aprile 2021 06:55

Solidarietà resiliente

Tutto inizia nel 2004: il Congresso internazionale della vita consacrata “Passione per Cristo, passione per l’umanità” invita a osare nuove forme di vita religiosa, più prossima all’umanità sofferente. Poche settimane dopo, un vescovo del Sud Sudan lancia un appello alla Commissione giustizia, pace e integrità della creazione (Gpic) dell’Uisg /Usg: il Sudan è alla vigilia della firma di un trattato di pace che pone fine a quasi 50 anni di guerra civile con il Sud. Segue una richiesta formale dei vescovi sudanesi e Adele Brambilla, allora superiora generale delle Suore missionarie comboniane, partecipa alla loro plenaria e porta alla Uisg la loro pressante richiesta di aiuto per pro-muovere la pace appena firmata.

Nel marzo 2006, una delegazione di tre donne e tre uomini di congregazioni diverse arriva in Sud Sudan per prendere visione della situazione: ne scaturisce un progetto pilota Usg/Uisg in una regione totalmente distrutta dalla guerra. Inizialmente le comboniane offrono supporto logistico a quella presenza religiosa davvero innovativa: Solidarity with South Sudan (Solidarietà con il Sud Sudan – Sss). Nel 2007 il personale arriva da 7 congregazioni e altre 17 offrono sostegno economico; si aprono quattro comunità miste intercongregazionali che includono anche persone laiche. Nel 2008 il centro di coordinamento a Juba, capitale del Sud Sudan, è affidato a una religiosa statunitense, Cathy Arata, e a un religioso dello Sri Lanka, Joseph Callistus; le Suore comboniane facilitano la creazione del centro di formazione del personale sanitario a Wau, i Fratelli delle scuole cristiane pensano alla formazione di insegnanti a Malakal e le Suore di Nostra Signora delle Missioni alla comunità agricola di Riimenze, vicino a Yambio. Vengono avviati anche programmi “itineranti” di riconciliazione, in vista del referendum per l’indipendenza del Sud Sudan che si svolge nel gennaio 2011.

Nell’ottobre di quell’anno non c’è più bisogno delle “congregazioni di riferimento”: 28 persone consacrate, uomini e donne, da 12 congregazioni e 11 Paesi diversi di tutti i continenti, accompagnano la formazione professionale di 1.100 insegnanti e di 61 infermiere e infermieri; decolla anche il progetto agricolo, con un programma di fitomedicina.
Nel dicembre 2013 la violenza esplode nuovamente e spazza via tutto: molte ong lasciano il Paese, ma Solidarity rimane. Il centro di Malakal è distrutto, ma l’impegno educativo continua a Yambio e le altre attività procedono, adattandosi alle mutate condizioni. «Voi state con noi», ripete la gente con gratitudine. Nel 2016 le congregazioni religiose coinvolte nel progetto sono ben 260. Dopo 10 anni di presenza, Solidarity ha preparato 475 insegnanti di scuola primaria, 132 infermieri e infermiere e 56 ostetriche, quasi 1.000 agricoltori e più di 1.500 operatori pastorali.

Oggi Sss non è più sotto le ali di Uisg e Usg: ha preso il volo in autonomia. Kenneth Thesing, missionario di Marynoll, nota con soddisfazione: «Il fatto che tanti e tante giovani possano formarsi “insieme”, superando le rivalità etniche retaggio della guerra, è una promessa di pace. Solidarity, con 19 persone in comunità miste, donne e uomini, consacrate e laiche, da 13 Paesi e 14 congregazioni diverse, testimonia che è possibile vivere e lavorare in armonia a prescindere dalle differenze: questo è il contributo più prezioso che possiamo offrire».

 

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Last modified on Venerdì, 02 Aprile 2021 07:02

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