Umanità che reagisce Bambino nelle miniere di Coltan FTS
Martedì, 31 Gennaio 2017 14:46

Umanità che reagisce

Alla fine del XIX secolo, una bambina del Sudan veniva catturata e venduta come schiava a Khartoum. Aveva sette anni. Le venne dato il nome di Bakhita, che in arabo significa “fortunata”. Venduta da un padrone a un altro, la sua unica fortuna fu quella di arrivare in Italia e, aiutata da coloro che credevano nella dignità di ogni persona, divenire una donna libera. Libera anche di abbracciare la vita religiosa e perdonare quanti l’avevano trattata come merce.

Per ricordare Bakhita, che nel 2000 è stata proclamata “santa” dalla Chiesa cattolica, il giorno 8 febbraio ricorre la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la Tratta di persone.
È stata istituita da papa Francesco nel 2015, perché, come lui stesso ha detto: «La Tratta di persone è la schiavitù più estesa in questo XXI secolo!»
Quest’anno la Giornata è dedicata a bambini, bambine e adolescenti, cui la “nuova schiavitù” ruba la vita.

Il dossier è dedicato a loro, che ancora oggi subiscono il destino della piccola Bakhita.
E, in particolare, all’Africa. Afflitta per secoli dalla schiavitù narrata nei libri di storia, per l’Onu detiene oggi il triste primato della Tratta di minori.
Molte giovani nigeriane, anche minorenni, vengono trafficate come prostitute in Europa: i media ogni tanto ne parlano. Sebbene se ne parli meno, da Uganda, Kenya ed Etiopia molte giovani, con proposte allettanti di lavoro, raggiungono l’Arabia Saudita o gli Emirati Arabi, dove sono poi costrette a lavori domestici disumani. Queste vie, come ricorda la breve prospettiva storica offerta dal dossier, erano attive anche nei secoli passati.

Oggi ciò che sorprende è che la Tratta prevale anzitutto all’interno dell’Africa: per il 90% nello stesso Paese o fra Paesi limitrofi, e per appena l’1% a oltre 3.500 chilometri di distanza dal luogo di origine delle vittime.
Con il tocco che ci è proprio, non ci limitiamo a denunciare: lasciamo emergere l’umanità che reagisce. Risuonano in queste pagine molteplici iniziative, locali e internazionali, che contrastano questa piaga e aiutano tante persone a rinascere.
Speriamo che queste iniziative coinvolgano progressivamente anche ciascuno e ciascuna di noi.

Perché per contrastare la Tratta servono: la legge, le forze dell’ordine, i tribunali, ma anche una maggiore conoscenza del fenomeno e una drastica riduzione della domanda. Come ricorda ancora papa Francesco: «La spinta più potente allo sfruttamento e all’abuso di bambini e bambine viene dalla domanda».
Nestlé è in causa alla Corte suprema Usa per aver favorito lo sfruttamento di minori nella raccolta di cacao in Costa d’Avorio; anche la nostra domanda di cioccolata Nestlé può essere considerata complice?

Non parliamo poi del coltan del Kivu, indispensabile per produrre telefoni cellulari, tablet, computer e altri apparecchi elettronici. Chi denuncia i gruppi armati dediti allo sfruttamento illegale del minerale rischia la vita. Molte le vittime nei mesi scorsi, fra cui il religioso congolese Vincent Machozi. E quanti di noi non hanno un cellulare o un computer, e casomai lo cambiano spesso?

Riflettere insieme su questo dramma promuove l’umanità che reagisce e cerca soluzioni.
Gabriella Bottani, coordinatrice di Talitha Kum, la Rete internazionale della Vita Consacrata contro la tratta di persone, confida: «Sono convinta che i principali frutti della Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la Tratta sono invisibili agli occhi e non possono essere veicolati dai media, perché la preghiera è una forza potente di trasformazione, che agisce dove noi non sappiamo, ma che sostiene e promuove la vita e cammini di libertà».

Noi crediamo che anche i media possano incoraggiare l’umanità che reagisce.
A noi cercare il modo per farlo.

Last modified on Martedì, 31 Gennaio 2017 14:58

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Attraverso una rivista, un sito web e social media correlati promuove la dignità di ogni persona nel rispetto delle differenze di genere, di cultura e di religione, per far crescere società inclusive attente al bene comune.

Il nome stesso, “Comboni-fem”, esprime il valore della prospettiva femminile nella comunicazione ...

 

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