Una questione di priorità Ansa
Domenica, 13 Novembre 2022 21:23

Una questione di priorità

C'è una questione che è all'ordine del giorno e che scalda gli animi dei governi europei, in particolar modo quello italiano: l'accoglienza delle navi che trasportano persone migranti si fa sempre più urgente.

Il nostro premier – che esplicitamente ha dichiarato la sua preferenza per la declinazione al maschile – da giorni è instancabile nel sottolineare un dato specifico: dall'inizio del 2022 sono circa 90.000 le persone sbarcate sulle coste italiane. Un elemento, però, viene tralasciato, forse per poter continuare a costruire quell'immagine di un'Italia minacciata dall'arrivo degli stranieri: di questi 90.000 arrivi, quanti effettivamente sono rimasti?

A questa domanda risponde La Repubblica, che in un articolo recente chiarisce la posizione dell'Italia rispetto al resto dell'Europa. I numeri parlano chiaro: il Bel Paese è solo quarto tra i destinatari di richieste d’asilo e, se le guardiamo in rapporto alla popolazione residente, si scivola addirittura al quindicesimo posto, con un richiedente asilo ogni 1.308 abitanti.

Ci sono altri numeri, invece, che nonostane siano molto più consistenti passano quasi inosservati: il numero degli italiani che migrano altrove. Ad oggi, sono oltre 5,8 milioni gli italiani che risiedono all’estero. Un dato che non solo ci fa capire la rilevanza del fenomeno, ma che evidenzia la sua continua crescita: rispetto allo scorso anno, l'Italia ha perso lo 0,5% di popolazione residente (-1,1% dal 2020), mentre all’estero è cresciuta del 2,7% negli ultimi dodici mesi (il 5,8% se il confronto viene effettuato dal 2020).

Una domanda sorge spontanea: vale la pena preoccuparsi tanto di chi entra e non preoccuparsi affatto di chi esce?

I flussi migratori esistono da decenni, questo è un dato di fatto. Ma un'altra verità, forse un pochino scomoda, è che i diversi governi che negli anni si sono susseguiti non hanno saputo come trasformare questo fenomeno in una risorsa.

Anche per chi sbarca sulle coste italiane, le prospettive che il Paese offre non sono molto allettanti: un lavoro precario (sempre che si abbia la fortuna di ottenerlo regolarmente) e, nella maggior parte dei casi, sottopagato.

Per chi prova l'esperienza della vita all'estero, invece, l'invito al rientro non è per niente attraente, se a quella italiana paragoniamo realtà in cui le possibilità di carriera sono reali e la maternità non viene vista come una fregatura.

Purtroppo, sembra che nemmeno adesso la questione sia tra le priorità dell'attuale agenda politica.

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