Lunedì, 30 Settembre 2019 19:45

Un mese davvero “straordinario”

“Battezzati e inviati” è lo slogan della Giornata missionaria mondiale 2019 e del concomitante “Mese missionario straordinario” fortemente voluto da papa Francesco.

Era il 1919: al termine di un tremendo conflitto mondiale, che egli stesso definì «inutile strage», il papa di allora, Benedetto XV, avvertì la necessità di riqualificare evangelicamente la missione nel mondo, perché fosse purificata da qualsiasi incrostazione coloniale e si tenesse lontana da quelle mire nazionalistiche ed espansionistiche che tanti disastri avevano causato. «La Chiesa di Dio è universale, per nulla straniera presso nessun popolo», scrisse, esortando anche a rifiutare qualsiasi forma di interesse, perché solo l’annuncio e la carità del Signore Gesù, diffusi con la santità della vita e con le buone opere, sono la ragione della missione.
Benedetto XV diede così speciale impulso alla missio ad gentes, adoperandosi a risvegliare, in particolare presso il clero, la consapevolezza del dovere missionario.

Occasione centenaria
Dopo cento anni, noi nipoti e pronipoti di quel popolo cristiano siamo invitati a rinnovare lo spirito missionario. Papa Francesco ci chiede un mese per riprendere fiato, rinnovare lo slancio e intraprendere con coraggio la strada della missione. Il tema scelto, “Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”, sottolinea che l’invio alla missione è una chiamata insita nel battesimo ed è di tutti i battezzati, a ogni età. A tutti e tutte, allora, viene dato un mese, questo ottobre missionario, per imparare a stare ogni giorno dell’anno sulle strade della “missione”. Ce n’è proprio bisogno!

Per darci la sveglia
«Occorre fare un falò dei nostri divani. Raccapricciarci della cristallizzazione delle nostre abitudini, che trasformano le comunità in salotti esclusivi ed eleganti, accarezzando le nostre pigrizie e solleticando i nostri giudizi sferzanti. Occorre darci reciprocamente e benevolmente, ma con determinazione ed energia, quella sveglia che ci ricorda che siamo popolo in cammino e non in ricreazione, e che la strada è ancora lunga». Questo chiedevano nel 2015 i giovani presenti al Convegno di Firenze della Chiesa italiana.
Il teologo Giuliano Zanchi così descrive il camminare delle nostre comunità: «Noi cristiani siamo di nuovo per strada. Per qualche secolo ci eravamo convinti di avere fissa dimora in un mondo immutabile. Invece la storia ci ha rimessi in viaggio. In compagnia di questa umanità irrequieta che, con innegabile coraggio, continua a cercare sé stessa. Una folla planetaria di esseri umani in frenetico movimento verso qualcosa di cui non si intravvedono ancora le luci trascina anche noi... Ma spesso sembriamo gente che se ne va per la propria strada, immusoniti e borbottanti, tentati di continuare a parlare tra di noi con l’ossessione di tutto quello che è accaduto, del passato, di questo presente vissuto come una fine, come la perdita di tutto, di come era bello una volta, del perché non esiste più quel mondo, di chi è la colpa della sua fine. Abbiamo perciò estremo bisogno di aprire la finestra dell’ascolto e alzare lo sguardo verso un orizzonte più ampio».*
Non sdraiati in poltrona e nemmeno seduti ai bordi della strada. Ma in movimento e in cammino, sorretti da una perenne ricerca.

Per salire sull’albero della vita
Il battesimo, vissuto in pienezza, ci abilita ad essere “cercatori” di umanità, discepoli di Gesù e servitori del Regno. Lc19,1-10 invita a salire sull’albero della vita, a scrutare il bene che ci passa dinanzi e accogliere la provocazione che Gesù rivolge a Zaccheo: «Oggi devo fermarmi a casa tua».
Che parole si saranno detti, tra un bicchier di vino e un tozzo di pane? Fatto sta che Zaccheo ne esce trasformato: comprende che la vita di chi è schiavo del denaro è persa, che la vita di chi è avvolto nelle proprie comodità è sprecata; una vita senza giustizia e senza compassione per chi soffre è una vita senza valore. Gesù lo ha incontrato per salvarlo dalla sua ricchezza e trasformare il suo modo di vedere: Zaccheo non pensa più solo a sé stesso e al proprio benessere. Cambia stile di vita: fa giustizia a chi ha sfruttato e condivide i suoi beni con i poveri. Diventa discepolo missionario di Gesù.

Continua...

Last modified on Lunedì, 30 Settembre 2019 19:53

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