Mercoledì, 01 Maggio 2019 12:47

Punti di vista sull’Europa

Un corpo esile, occhi vivaci e mente lucida: con i suoi 90 anni di vita intensa, la filosofa Ágnes Heller è in Italia a presentare il suo ultimo libro: Orbanismo. La incontro nel Monastero di Sezano (Vr) e risponde alle mie domande con passione e slancio: l’appuntamento con l’Europa lo richiede

A cosa è dovuto il montante scetticismo della cittadinanza verso l’Unione Europea?
Il Consiglio e la Commissione europea non comprendono cosa stia accadendo negli Stati dell’Unione, ma la crisi che l’Europa sta attraversando non è dovuta principalmente a questo. La sua origine è da attribuirsi piuttosto al fatto che la società è diventata una società di massa: la gente non presta più attenzione alle argomentazioni su questioni di rilevanza sociale, quali tassazione e scelte economiche. La società di classe emersa dalla Seconda guerra mondiale è diventata una società di massa a seguito delle tre principali emancipazioni avvenute nel secolo scorso: dei giovani, delle donne e della classe lavoratrice. Nelle nazioni democratiche attuali, grazie al suffragio universale, ogni cittadino e cittadina ha il diritto di eleggere e di essere eletto. Come ha spiegato bene Hannah Arendt nel suo libro Le origini del totalitarismo (1951), la classe esiste soltanto se c’è una “coscienza di classe”: oggi non c’è. Ci sono soltanto persone povere che lavorano tanto e guadagnano poco, ma non avendo coscienza della propria situazione non costituiscono una “classe operaia”. E la borghesia non è una classe sociale, perché le persone che la costituiscono non hanno consapevolezza dei loro comuni interessi e nelle urne non li difendono con il voto.
La crisi delle democrazie occidentali affonda le sue origini nella crisi dei partiti tradizionali, incapaci di dare risposta alla profonda trasformazione delle rispettive società. La globalizzazione ha provocato un’insicurezza e un disagio che trovano sfogo nelle ideologie etno-nazionaliste e identitarie dei partiti sovranisti e razzisti. È questo che favorisce l’elezione di governi tirannici come quello di Viktor Orbàn in Ungheria.

Lei attribuisce la situazione attuale all’imperversare delle ideologie, ma queste erano presenti anche nel primo dopoguerra e hanno generato la Guerra fredda.
Sì, durante la Guerra fredda c’era un’ideologia comunista e totalitaria contrapposta all’ideologia liberale. Ma in Occidente quest’ultima aveva sviluppato un solido sistema di partiti liberali, social-democratici e di ispirazione cristiana. Questi esprimevano la consapevolezza di chi li votava e il sistema politico garantiva una loro alternanza al governo. La previdenza sociale e lo Stato di diritto, tipici di alcuni Paesi europei, sono frutto del loro operato.
Oggi quei partiti stanno scomparendo perché, a seguito della trasformazione sociale intercorsa, le classi sociali non esistono più e quei partiti, per la loro inerzia, non sono capaci di dare risposte alle sfide della globalizzazione.

I giovani risultano più europeisti degli adulti: quale peso avranno nelle prossime elezioni?
Molti giovani emigrano dall’Ungheria verso altri Paesi europei: mezzo milione, in prevalenza con alto livello di istruzione, hanno cercato lavoro in Germania e Gran Bretagna. A mio avviso emigrano perché provano disgusto per il sistema che li governa. Sperano di migliorare altrove la loro condizione di vita, come lo sperano coloro che emigrano da Italia, Portogallo e Spagna. Non so se abbiano una forte coscienza europea; e seppure l’avessero, sono una minoranza, almeno in Ungheria. La maggioranza della popolazione vive nelle zone rurali e ha un basso livello di scolarità: questa grande maggioranza non conosce l’Unione Europea e non ne comprende il valore.

Eppure in Ungheria la popolazione ha protestato con forza contro la legge-schiavitù introdotta dal governo Orbàn.
Sì, la protesta è stata travolgente, anche perché il partito di Orbàn, Fidesz, non ha la maggioranza nel Paese: è la legge elettorale che permette a chi ottiene poco meno della metà dei voti di garantirsi i due terzi dei seggi in Parlamento. Se gli altri partiti fossero capaci di allearsi, Orbàn non sarebbe al governo. Ma essi peccano di grave autoreferenzialità e ognuno è chiuso nella propria ideologia. Sono partiti miopi.
Io spero che in Ungheria i partiti a favore dell’Unione Europea si coalizzino per le elezioni di maggio, ma non è detto che lo facciano. In Europa ci sono Paesi diversi, con tradizioni e sistemi politici diversi. Nell’Unione dei 27, considerando che la Gran Bretagna è già in uscita, soltanto la Francia ha una lunga tradizione democratica. Da oltre un secolo il popolo non ha votato un dittatore.

Continua...

Last modified on Mercoledì, 01 Maggio 2019 12:52

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