Mercoledì, 31 Luglio 2019 19:37

Per un’Europa capace di agire

Se guardiamo i fatti con occhi europei, riusciamo a capire cos’è successo il 26 maggio.

Abbiamo avuto una campagna elettorale in cui partiti e governi nazionali hanno parlato poco di Europa. Non solo in Italia, ma un po’ dappertutto i temi della politica nazionale si sono spesso imposti su quelli della politica europea. Ciò conferma, ancora una volta, che la politica, finché resta solo nazionale, cerca il consenso dei cittadini sulle questioni interne, prospettando soluzioni solo in questo quadro, anche per problemi che sono europei e mondiali. In tal modo la politica tiene i temi europei, sui quali si decide il nostro futuro, lontani dalle decisioni dei cittadini. Per poi poter dire che «l’Europa non ci aiuta».

La società civile
La vera campagna elettorale europea è stata fatta, in realtà, dalle tantissime associazioni dei movimenti europeisti e del volontariato, per riaffermare la validità e il rilancio del progetto europeo. Come pure direttamente dalle istituzioni europee, con l’invito a votare** per promuovere il coinvolgimento democratico dei cittadini. Il risultato complessivo di quest’azione congiunta – della società civile e delle istituzioni europee – si è manifestato in un voto il cui significato politico complessivo è europeista.
Innanzitutto, l’affluenza alle urne è stata la maggiore degli ultimi vent’anni (con l’eccezione dell’Italia). Ciò significa che i cittadini hanno percepito che votare per l’Europa era importante, non solo per i riflessi interni ma anche per determinare la politica europea. Quindi l’Europa c’è. In secondo luogo, i cittadini hanno compreso che questa volta c’era una contrapposizione tra sovranisti ed europeisti e che valeva la pena partecipare. Il risultato è nettamente favorevole al fronte europeista, che ora ha una grande maggioranza nel nuovo Parlamento, pari a circa due terzi. Quindi l’Europa c’è ancor più.

Questioni essenziali
Pur tenuti lontani dalla politica nazionale, i temi europei sono in qualche modo passati nell’opinione pubblica. E riemergeranno presto.
Tre sono le questioni essenziali che questo voto europeo ripropone e che i governi nazionali non sono in grado di fronteggiare, né come singoli Paesi né sulla base di quel metodo intergovernativo che da sempre caratterizza la loro azione. Tocca al nuovo Parlamento e alla nuova Commissione predisporne l’agenda.

1) Lo sviluppo sostenibile. Lo ricorda continuamente il movimento giovanile avviato da Greta Thunberg. Occorre avviare la transizione dell’economia europea verso fonti energetiche rinnovabili. Per far questo sono necessarie ingenti risorse finanziarie da investire nello sviluppo tecnologico. Devono essere risorse europee nuove, aggiuntive rispetto all’attuale bilancio dell’Unione, da introdurre con una fiscalità europea a carico di chi inquina (per esempio la carbon tax), di chi paga le tasse in forma irrisoria (come i giganti del web) e altro ancora. In questo quadro occorre dare risposte alla questione sociale indotta dai processi di automazione nell’industria e nei servizi. Ancora: sono da definire i termini del mercato europeo del lavoro, per evitare il dumping sociale e l’accentuazione delle distorsioni regionali.

2) Le migrazioni. Di fronte al palese fallimento degli Stati (e ai loro litigi) occorre invertire la rotta e affidare alla Commissione europea il potere esecutivo esclusivo per la gestione della frontiera europea e il governo dei flussi migratori. Altrimenti non c’è una vera politica europea delle migrazioni. Soprattutto, l’Ue deve farsi carico dello sviluppo economico e sociale del continente africano, anche per non essere travolta dal boom demografico previsto (2 miliardi di persone entro il 2050). È dunque necessario che l’Unione lanci un Piano europeo per l’Africa, promuovendone l’unità, che è la condizione politica per assicurare pace e sviluppo sia all’Africa sia all’Europa. La questione migratoria contiene dunque anche le chiavi per lo sviluppo e la sicurezza dei due continenti.

Continua...

Last modified on Mercoledì, 31 Luglio 2019 19:48

CHI SIAMO

Il Centro di Comunicazione Combonifem è un stato costituito a Verona dalle Suore missionarie comboniane nel 2008.

Attraverso una rivista, un sito web e social media correlati promuove la dignità di ogni persona nel rispetto delle differenze di genere, di cultura e di religione, per far crescere società inclusive attente al bene comune.

Il nome stesso, “Comboni-fem”, esprime il valore della prospettiva femminile nella comunicazione ...

 

Leggi Tutto

Instagram

FACEBOOK POST

YOU TUBE

All for Joomla All for Webmasters
Utilizziamo i cookies per facilitare una migliore esperienza sul nostro sito. Se continui la navigazione riteniamo confermato il tuo assenso. Clicca qui per sapere di più sulla policy.