L’Europa che c’è e quella che ancora manca Unhacr
Martedì, 26 Ottobre 2021 14:31

L’Europa che c’è e quella che ancora manca

In questi ultimi mesi abbiamo assistito a un’alternanza di buone notizie e di eventi drammatici che non può non farci riflettere. Da un lato la forte ripresa delle nostre economie – nell’Unione Europea in generale, ma in Italia in particolare –, dall’altro le immagini terribili dei civili in fuga dall’Afghanistan, ricaduto nelle mani dei talebani, la conseguente tragedia umanitaria e il ritorno delle tensioni sui temi dell’immigrazione, con la richiesta di costruire nuovi muri a Est. In queste situazioni si rivela la realtà attuale dell’Europa: la sua importanza e, allo stesso tempo, le sue carenze. Prevale la dimensione di politiche nazionali, senza vere istituzioni comuni.

Solidarietà salvifica
Le previsioni sulla ripresa italiana erano fosche: siamo il Paese che ha subìto la peggior recessione, con un crollo della “ricchezza complessiva” molto superiore a quello degli altri Stati membri; venivamo da un periodo di stagnazione, che aveva aumentato il divario tra noi e i Paesi più avanzati, inclusi i nostri partner europei. Il nostro debito – già a livelli particolarmente elevati e schizzato alle stelle per far fronte alle emergenze sociali della pandemia – ha raggiunto una dimensione tale da mettere a rischio la nostra credibilità nel regolare pagamento degli interessi ai creditori.

L’Italia correva il rischio di avvitarsi in una crisi senza via di uscita; i dati dell’Ocse, invece, confermano una ripresa superiore alle aspettative, un debito più contenuto del previsto e un recupero del Pil a livelli pre-pandemia. Riforme e investimenti, già in atto, potrebbero migliorare la qualità della vita per lo sforzo collettivo nazionale e per il lavoro di un governo coerente, ma sono anche frutto di una decisione collettiva dell’Unione Europea (il Next Generation Eu), senza la quale non avremmo avuto modo di rialzarci. L’Italia è stata finanziata generosamente proprio perché più in crisi, e la Commissione europea ha promosso un piano di sviluppo per tutta l’Unione Europea aiutando le politiche nazionali a convergere verso obiettivi comuni di pratiche “virtuose”.

PIÙ POTERE ALL’EUROPARLAMENTO
Costruita attorno al Mercato unico e spesso accusata di essere solo una costruzione “economica”, l’Ue ci rende consapevoli di condividere un destino comune e di sostenerci a vicenda, ma dobbiamo continuare il processo che crei un’Unione veramente coesa. La Conferenza sul futuro dell’Europa, in corso in questi mesi, intende consolidare le scelte fatte sotto la spinta della crisi pandemica per dotare permanentemente l’Ue di un bilancio adeguato, frutto di scelte operate a livello europeo per il bene comune, ovvero agendo come “comunità europea”. In pratica, serve dare poteri diretti in questa materia al Parlamento europeo, che ad oggi non ne ha, anche se rappresenta i cittadini e le cittadine dell’Unione. Questo passaggio fonderebbe un primo nucleo di unione politica, a oggi ancora mancante, e permetterebbe di affrontare anche la questione di tutte le “competenze” che gli Stati non sono in grado di governare in modo adeguato e che dovrebbero essere attribuite all’Unione Europea.

LA PALLA AL PIEDE DELLA “SOVRANITÀ”
La politica estera e di difesa, come pure quella per la gestione dei flussi migratori, tutte interconnesse, sono rimaste di stretta competenza degli Stati membri. L’Ue può solo cercare di metterli d’accordo, ma i risultati sono scarsi. L’incapacità di agire in modo coordinato a fronte delle tragedie in Afghanistan o lungo le rotte migratorie, dal Mediterraneo ai Balcani e oggi anche lungo il confine con la Bielorussia, scaturisce da Stati che custodiscono gelosamente una sovranità ormai vuota. La sovranità nazionale impedisce qualsiasi politica efficace di intervento e cooperazione nelle aree di vicinato, dove è urgente promuovere situazioni orientate a uno sviluppo condiviso; sono Paesi diventati teatro di “guerra per procura” di potenze regionali, come Russia e Turchia, che generano ondate migratorie provocate da una situazione di caos permanente. Gli Stati membri dell’Ue, ripiegati sui propri interessi immediati, litigano anziché intraprendere insieme azioni politiche lungimiranti per affrontare in modo strutturale la questione, che richiede risorse e programmazione di interventi adeguati nei Paesi di origine e di transito.

Costruirla adesso
L’accelerazione dei processi economici e politici, imposta dalla pandemia, ha mostrato come la dimensione europea sia più che mai indispensabile per affrontare le sfide attuali, ma ha oltremodo evidenziato che l’Unione Europa deve osare le necessarie riforme dei Trattati per agire con maggiore efficacia e coesione, attrezzandosi anche di una politica comune estera e di difesa, nonché di una gestione condivisa dei flussi migratori.
La riforma dell’Ue è anche il tema al centro della Conferenza sul futuro dell’Europa.
Per questo è così importante che cittadini e cittadine partecipino attivamente alla Conferenza, utilizzando anche la piattaforma creata per dar loro la possibilità di esprimere idee, reazioni e commenti.
Il nostro futuro è in Europa, e non possiamo lasciarci sfuggire l’occasione di plasmare le condizioni di vita nostre e delle future generazioni.

 

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Last modified on Martedì, 26 Ottobre 2021 14:54

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