Domenica, 26 Maggio 2019 09:26

Il mare vide e si ritrasse...

È il versetto di un salmo ebraico (114,3) che evoca avvenimenti di liberazione: non uno, due o tre, ma milioni di metamorfosi esistenziali che avvengono in singole persone e interi popoli. Donne e uomini che si rialzano, che si indignano e riprendono il cammino.

Pensieri e sogni che parlano e si raccontano, tracciando vie perché altri continuino a percorrerle. Allora questo versetto appartiene un po’ a tutte e tutti noi. Appartiene a ogni popolo che cerca di definirsi fuori da quel sistema che ci ubriaca di idoli, siano essi nuovi o vecchi fantasmi tirati fuori da chi non sa più vivere il tempo nell’oggi. Se guardo con lucidità gli eventi che accadono nel mondo, direi che questi versetti appartengono proprio a coloro che l’Israele politico moderno considera i suoi acerrimi nemici: i palestinesi, e coloro che solidarizzano concretamente o ideologicamente con quello stralcio di terra. Ogni liberazione, segreta o pubblica, ogni trasfigurazione della vita, appartiene all’umanità tutta, e non solo a piccoli e ridotti numeri di persone.

Chi ha vissuto metamorfosi esistenziali liberanti continua a cercarle, ogni giorno, come possibilità di vita per ogni essere vivente. Questo è il compito delle vie spirituali più profonde: non conservare ricordi di liberazioni personali, di “pasque” individuali. La bellezza di ogni rivoluzione, rivelazione ed evoluzione va oltre gli spazi e i tempi in cui è avvenuta.
Posso sentire il soffio di una brezza leggera e ricordarmi che ci sono milioni di persone che lo aspettano. Queste si chiamano geografie spirituali: il mondo è connesso da movimenti segreti. Per i saggi erano influssi lunari, marini, terrestri, venti e correnti; ma nell’anima sono stupendi eventi che riportano respiro alla vita stessa, le restituiscono passione.

Siamo nel Tempo di Pasqua, evento tra gli eventi avvenuto in chi lo prese su di sé; evento incompiuto di quella liberazione che fece cantare al popolo: «Il mare vide e si ritrasse e il Giordano si volse indietro». Se il popolo d’Israele doveva fare memoria costante di quell’evento, a maggior ragione noi cristiani. La Pasqua che a noi interessa così tanto è evento incompiuto e resta sforzo, pianto, grido, stupore e veglia costante. Non bastano i luoghi per ricordarla, non bastano narrazioni scritte assai imprecise e giustamente confuse. La Pasqua per noi è ancora uno strano inizio esistenziale che cerchiamo di vivere insieme ad altri e altre. Non ci separa da altre “pasque” di popoli e persone diverse, credenti in altre religioni, non credenti e dubbiosi. Non ci definisce come coloro che vanno per via sicura, con passi certi o come testimoni oculari di chissà che cosa.

Continua...

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