Giovedì, 28 Gennaio 2021 20:04

Le donne dell'olocausto

Ci sono voluti decenni per rielaborare la tragedia vissuta e poterne parlare senza odio.

Lo hanno detto loro. Liliana Segre ha cominciato a raccontarla dopo 45 anni, passando da una scuola all’altra per rivelare alla gioventù quello che lei, giovanissima, aveva subito nel campo di concentramento di Auschwitz.

Nel 1945 la sua Milano voleva cancellare gli orrori della guerra e non c’era persona alcuna disposta ascoltarla. Quando diventa nonna e comprende di non nutrire più odio per i carnefici, comincia a raccontare. Liliana lo ribadisce nel gennaio 2020 davanti a un centinaio di giovani della sua città: «Nei campi di concentramento mi ero nutrita di odio e di vendetta, ma poi capii che non ero come quegli assassini. Da quel momento sono diventata la donna libera e di pace che sono adesso». Libera di raccontare senza odio.

Dal 2015 i libri-intervista a Liliana Segre abbondano, ma all’inizio del 2020 risale il suo ultimo incontro nelle scuole: a 92 anni non ha più l’energia per rivivere ogni volta quella cupa sofferenza.

Il suo testimone passa a un’altra donna: Edith Bruck. Nel 1944 la sua famiglia è deportata ad Auschwitz dall’Ungheria, suo Paese di origine. Dopo la guerra torna a casa, ma non trova ascolto, neppure fra parenti e amici che quell’esperienza terribile non l’hanno attraversata. Inizia un faticoso peregrinare e nel 1954 si ferma in Italia; qui conosce il compagno della sua vita, il regista e poeta Nelo Risi. Grazie a lui incontra Primo Levi, e nel 1959 pubblica la sua autobiografia Chi ti ama così. Da allora Edith scrive: racconti, romanzi, poesie. Solo più tardi comincia a parlare in pubblico, e continua a farlo.

Nell’anno del covid-19 gli incontri sono spesso “online”. Anche quello organizzato il 28 gennaio 2021 dall’Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne e dalla Fdei lo è: “Ricordare per diseducare all’odio”.

Nel suo ultimo libro, Il pane perduto, a 88 anni ripercorre la sua vita e sosta ad Auschwitz.
È importante continuare a riflettere sui pericoli della xenofobia e del razzismo, di ieri e di oggi.

Alle donne che hanno gli occhi ancora trafitti dalla morte e che, senza odio, superano l’angoscia del proprio dolore per porgerci il dono di “conoscere” l’abominio dei lager, il nostro profondo grazie.

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Il Centro di Comunicazione Combonifem è un stato costituito a Verona dalle Suore missionarie comboniane nel 2008.

Attraverso una rivista, un sito web e social media correlati promuove la dignità di ogni persona nel rispetto delle differenze di genere, di cultura e di religione, per far crescere società inclusive attente al bene comune.

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