Mercoledì, 27 Giugno 2018 20:13

Abiti pericolosi

Abbiamo la tendenza a considerare i capi di vestiario oggetti innocenti, a basso o a nessun impatto ambientale. In realtà il settore tessile e dell’abbigliamento è uno dei più inquinanti: negli Usa si colloca al 5° posto per produzione di anidride carbonica (CO2), prima del settore minerario, metallurgico e chimico

Il 62% di tutti i filati da cui si ottengono i tessuti sono di tipo sintetico. Con l’espansione dell’industria della moda, la domanda di fibre sintetiche, e in particolare di poliestere, è quasi raddoppiata negli ultimi 15 anni. Il poliestere e gli altri filati sintetici provengono dal petrolio, perciò non deve sorprendere se a ogni tonnellata di filato corrispondono 9,52 chilogrammi di anidride carbonica.

Oltre i “gas serra”…
Ma la CO2 è solo una parte del problema, le emissioni comprendono anche polveri sottili e acidi gassosi dannosi per l’apparato respiratorio. Senza contare i solventi e le altre sostanze chimiche che finiscono nei corsi d’acqua.
La CO2 emessa da una camicia di poliestere è doppia rispetto a quella di cotone, ma questa è perdente se parliamo di acqua.

… tanta acqua
Ci vogliono da 7 a 29 tonnellate di acqua per produrre un chilo di capi di vestiario in cotone. Per una t-shirt l’acqua utilizzata si aggira attorno ai 2700 litri, l’equivalente di quanta ne beve una persona in due anni e mezzo. Gran parte dell’acqua è utilizzata nella fase di coltivazione e non è piovana, ma prelevata da fiumi e laghi. Circa il 73% del cotone mondiale è coltivato in zone aride che hanno bisogno di irrigazione, talvolta totale. Una di queste è l’Asia Centrale, dove la coltivazione di cotone ha lasciato il segno.

A forza di prelievi, il Lago di Aral, che pure vantava il nome di mare, è quasi scomparso. Il cotone è tristemente famoso anche per essere una delle coltivazioni a maggior uso di chimica e di sementi geneticamente modificate. Benché occupi solo il 2,4% di tutta le terre coltivabili a livello mondiale, il cotone assorbe il 6% di tutti gli antiparassitari utilizzati in agricoltura e addirittura il 16% degli insetticidi. Ogni anno si registrano migliaia di casi di intossicazioni da pesticidi, senza contare che molti piccoli coltivatori arrivano a suicidarsi per l’incapacità di ripagare i debiti contratti per comprare sementi e relative sostanze chimiche.

… e tanta chimica
La contaminazione e il consumo di acqua è un processo che non è limitato alla sola fase di coltivazione, è una costante di tutta la filiera produttiva. I passaggi più critici sono quelli del lavaggio, della colorazione, della stampa. Si calcola che per portare il filato a vestito finito si impieghino fino a 8000 sostanze chimiche. E dove non ci sono adeguate regole di rispetto ambientale, i fiumi si trasformano in cloache a cielo aperto.

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Last modified on Mercoledì, 27 Giugno 2018 20:17

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