Giovedì, 31 Ottobre 2019 20:39

Tra comunità ortodosse e riformate

Un’interpretazione più moderna e attuale delle tradizioni e delle prescrizioni delle Scritture considera la donna pienamente idonea a esercitare funzioni che le sono precluse dall’ebraismo ortodosso. La consapevolezza del proprio ruolo, diritti e potenzialità le consentirà di contrastare la violenza

Nell’antichità, la donna ebrea era esclusa da gran parte della vita comunitaria e spesso relegata fra le pareti domestiche, sottomessa al padre o al marito. Le esemplari donne ebree della Bibbia rappresentano un’importante eccezione in quanto posero le basi per una trasformazione del ruolo e dell’immaginario femminile.
Con il Medioevo si designarono due sfere di civilizzazione molto diverse tra loro: il mondo occidentale e quello orientale. Le differenti situazioni socio-culturali ed economiche che si delinearono per le varie comunità ebraiche costituirono un fattore determinante nell’evoluzione dello status della donna.

Interpretazioni molteplici
In conseguenza della diaspora, oggi come nel passato il popolo ebraico si diversifica riguardo alle leggi e alle prescrizioni da rispettare: a seconda del Paese nel quale l’ebreo vive e della società nella quale avviene un interscambio culturale, esse vengono interpretate e osservate in maniera diversa.
I doveri, o prescrizioni (mitzvot in ebraico), della Torà sono 613, di cui 365 positivi e 248 negativi. La donna ha l’obbligo di osservare i precetti negativi, ma, avendo da accudire figli, marito e famiglia, è esentata da quelli positivi, che vanno assolti in tempi e luoghi determinati. Genericamente potremo dire che il ruolo maschile è nello spazio esterno, il ruolo femminile nello spazio domestico.
Il diritto-dovere della lettura e dello studio della Torà (rotolo della legge) non è precetto legato al tempo, ma le donne in molti periodi storici ne sono state escluse.

Il peso della tradizione...
Ciò non toglie che la donna ebrea, nel tempo, abbia socialmente conquistato posizioni politiche, lavorative e scientifiche. Nulla preclude alla donna ebrea di svolgere fuori casa un’attività lavorativa. Ciò, tuttavia, non può esimerla dagli obblighi che le sono esplicitamente affidati: la preparazione del pane sabbatico e festivo (challà), simboli del nutrimento del corpo; l’accensione dei lumi del Sabato e delle festività, che rappresentano il nutrimento dell’anima perché garantiscono “la pace della casa” (shalom bait); la purità familiare (niddah), che avviene attraverso il bagno rituale (mikve) e l’osservanza delle regole relative ai rapporti sessuali e alla procreazione, inerenti alla conservazione della specie.
Inoltre alla donna è fatto obbligo di occuparsi dell’educazione dei figli fino all’età di 5 anni; dopo, la responsabilità ricade sul padre.
Virtù della donna è la modestia, e il suo protagonismo pubblico diventa un problema. La donna, che potrebbe essere chiamata a leggere il sefer-torà (rotolo della legge) anche con un pubblico maschile, non lo può fare per non esibirsi. Da questo divieto è nato il matroneo nelle sinagoghe o comunque la separazione tra donne e uomini.
Oggi, donne ebree ortodosse hanno ideato un metodo alternativo per esercitare la funzione pubblica, seppur soltanto tra donne, e hanno l’autorizzazione a studiare e a conseguire perfino la laurea rabbinica, pur non avendo la possibilità di poterla applicare in modo paritario a quella maschile.

Continua...

Last modified on Giovedì, 31 Ottobre 2019 20:47

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