Martedì, 20 Dicembre 2016 00:10

Alla ricerca del genere perduto

Oramai è un dato di fatto: 
la Chiesa è anni luce lontana dal modello delle origini, e non si tratta di una distanza solo temporale, ma di genere. L’esclusione delle donne è infatti contraria al Vangelo. È essenziale dunque decostruire la religione e scoprire la Chiesa di Gesù

La Rete dei Viandanti ha organizzato lo scorso mese di ottobre a Bologna il suo secondo convegno nazionale, dal titolo Chiesa, di che genere sei? Carismi, ministeri, servizi per un popolo di donne e di uomini. Gli interventi di relatrici, relatori e partecipanti sono stati molto chiari nelle analisi e coraggiosi nel guardare al futuro.

Cettina Militello ha ricordato come il Battesimo conferisca a ogni persona i tre doni del Sacerdozio, della Regalità e della Profezia, senza distinzione alcuna di condizione sociale o di sesso. Il Concilio aveva riscoperto questa verità, ma ancora oggi sembra che i tre munera (doni, ndr) siano riferibili solo ai ministri ordinati, la cui funzione invece dovrebbe essere solo “segnaletica”, finalizzata a condurre tutto il popolo di Dio a vivere sacerdozio, regalità e profezia. Dobbiamo cambiare l’attuale modello di Chiesa che si discosta troppo dal modello delle origini e per farlo non possiamo aspettare le direttive di qualcuno, ma dobbiamo prendere l’iniziativa e sperimentare modelli nuovi nella catechesi, nella liturgia e nell’evangelizzazione.

Maria Cristina Bartolomei ha lucidamente spiegato quanto sia assurdo porsi il problema della collocazione delle donne nella Chiesa, perché equivale a certificare che le donne sono fuori dalla Chiesa. La loro specifica collocazione infatti è definita in base a ciò che esse non possono essere e fare. Il ruolo femminile si differenzia da quello maschile esclusivamente in base a dei divieti.

Ma cos’è che fa così paura nelle donne? Nei due millenni di cristianesimo sono cambiate moltissime cose: solo i divieti rivolti alle donne non possono cambiare? L’importanza attribuita all’esclusione delle donne dai ministeri porta a una conclusione amara: la Chiesa si fonda sull’esclusione delle donne!

Con ogni evidenza questa scelta è nettamente contraria al Vangelo perché Gesù non ha mai escluso nessuno in base al sesso. L’ostinazione nel non volere riconoscere l’uguaglianza di donne e uomini ha anche gravi ripercussioni sul piano socio-politico, perché finisce per confermare l’assoggettamento delle donne nel mondo.

Serena Noceti ha auspicato una nuova consapevolezza sull’essere della Chiesa cattolica marcatamente gender oriented. In essa infatti la differenza di genere è decisiva per marcare ruoli, spazi e poteri, ma di solito questo non viene riconosciuto perché si attiva una “cecità di genere” che porta a considerare neutro ciò che neutro non è: magistero, linguaggio, prassi pastorale… Molte sono state le prospettive di azione indicate, tra le quali il cambiamento degli stili comunicativi da unidirezionali a sinodali.

La tavola rotonda al maschile ha visto il confronto tra l’archimandrita Dionysios Papavassiliou e il valdese Yann Redalié, coordinati da don Giovanni Bottoni. La posizione ortodossa è molto chiara e ferma: i ministri ordinati stanno al posto di Cristo quando offrono il sacrificio per il popolo. Fin dai primi secoli l’ordine è stato conferito solo ai maschi. Il tema dell’ordinazione femminile è figlio della nostra epoca e ha motivazioni sociologiche, non teologiche.

Il problema quindi non esiste. Come non esiste, ma per opposti motivi, nelle Chiese protestanti tradizionali, che non fanno differenze tra uomini e donne. La presenza di Cristo, infatti, ha detto Redalié, è nella comunità che celebra. Non c’è uno status da possedere per presiedere la Santa Cena e anche la capacità di leggere la Parola viene dal sacerdozio universale. Certo, è una capacità che non s’improvvisa, infatti la formazione nelle Chiese protestanti è fondamentale.

Se per i cattolici la Chiesa è madre, per i protestanti è scuola.
Gianfranco Bottoni ha concluso affermando che «le secolari censure ecclesiastiche nei confronti dei ruoli femminili sono il segno della distanza tra la prima comunità attorno a Gesù e la religione che ne è nata in seguito».
Decostruire la religione e riscoprire Gesù, questa sembra la strada.

Last modified on Sabato, 31 Dicembre 2016 17:57

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